Card. Scola: serve una Europa più umana

Milano – “Siamo qui riuniti per ricordare tanti uomini, donne e bambini a noi cari, anche se di molti non sappiano neanche il nome”. Dice così il cardinale Scola, con visibile commozione, aprendo la Veglia di Preghiera per i migranti che trovano la morte in mare. Per tutti coloro che intraprendono, disperati, i viaggi della “speranza” e, naturalmente, anzitutto, per le centinaia di scomparsi nell’ultimo, tragico naufragio del Canale di Sicilia. Nella Basilica di Santo Stefano – da anni, con la presenza della Cappellania per i Migranti, un punto di riferimento –, sono in tanti, oltre millecinquecento, tra cui moltissimi giovani e persone di etnia straniera. In prima fila ci sono il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, il presidente del Consiglio Regionale, Raffaele Cattaneo e i rappresentanti delle Istituzioni e di aggregazioni ecclesiali e Movimenti. “Questa non è una manifestazione, ma un’occasione per cambiare, per lasciarci ferire dal dolore del nostro peccato. Non è questione di trovare nessi astratti tra il nostro limite e il dramma cui stiamo assistendo. Infatti ognuno di noi non può non sentirsi responsabile, a livelli che ciascuno rintraccerà nel proprio esame di coscienza, di questa troppo lunga ed immane tragedia. Tutti siamo parte dell’unica famiglia umana voluta da Dio e ogni mancanza, ogni nostro peccato incide su i membri di questa famiglia”, sottolinea Scola. Una preghiera di conversione, dunque, nella prospettiva del giudizio finale del Signore, come è delineato dal Vangelo di Matteo, al capitolo 25, che suona come un monito tra le navate di Santo Stefano. Monito che si fa triplice preghiera attraverso le parole dell’Arcivescovo che, subito, richiama e cita papa Francesco, nella richiesta pronunciata al termine del Regina Coeli, di domenica scorsa, a poche ore dalla notizia della strage: “Un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre. Cercavano la felicità”. Il card. Scola chiede “un’ Europa meno tecnocratica e più umana, sarebbe ora e ne abbiamo tanto, troppo bisogno. L’Europa diventi finalmente una famiglia di popoli e si assuma tutta la sua responsabilità anzitutto nei confronti dei Paesi del Mediterraneo. La metropoli di Milano, le terre lombarde ed Expo trovino il modo per mettere a tema della riflessione e dell’azione queste tragedie, le loro cause e le prove che ne conseguono e realmente si diventi tutti edificatori di pace”. È questo un impegno – scandisce, in conclusione l’Arcivescovo – “inderogabile, simultaneamente, di carattere personale e sociale”.