Don Arice su migranti e salute: l’Europa abbia più coraggio

Roma – Nei confronti degli immigrati, in particolare di fronte a “stragi come quelle di questi giorni”, l’Europa abbia “più coraggio” e “dia un segno forte”. L‘auspicio è di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della CEI, intervenuto ieri alla tavola rotonda “Mito: gli immigrati ci portano le malattie”, nell’ambito di un convegno organizzato dal ministero della Salute all’ospedale romano “Santo Spirito”. Qualcuno ritiene che in Italia sia in corso un’invasione da parte degli immigrati, ma secondo don Arice il problema dell’accoglienza “prima di essere socio-politico, è filosofico e antropologico”, ed è “quanto mai lucida la denuncia più volte ripetuta da Papa Francesco circa la crisi antropologica che nega il primato dell‘uomo e origina la cultura dello scarto”. Le persone straniere presenti nel nostro Paese – chiarisce – sono circa 5 milioni, con una percentuale sulla popolazione residente dell’8,8%, superiore al dato medio Ue (6,8%), ma comunque inferiore al dato della Germania (9,4%) e dell’altro grande Paese dell’area mediterranea, la Spagna (10,8%)”. Nel definire l‘immigrazione “una risorsa, umana e sociale”, il sacerdote osserva che il processo d’integrazione di molti immigrati “sovente viene oscurato da episodi di alcuni che delinquono”. Per quanto riguarda la migrazione forzata dal Nord Africa, don Arice fa notare che “a fronte delle 170mila persone sbarcate nel 2014, oltre 100mila sono andate via dall’Italia, verso altri Paesi del Nord Europa”, vero loro obiettivo finale. Dicendosi “preoccupato” per lo stanziamento ipotizzato dall’Ue di 6 milioni di euro contro i 9 di “Mare nostrum”, il direttore dell‘Ufficio Cei osserva: “È qualcosa, ma forse occorre più coraggio”. Don Arice riconosce i “limiti strutturali, logistici e organizzativi” della nostra capacità di accoglienza, “anche se l’ammontare complessivo dei profughi è inferiore al 3 per mille rispetto alla popolazione residente in Italia”, e afferma che “l‘Italia non può essere lasciata sola”. Di qui l’auspicio che il Consiglio europeo straordinario di domani “dia un segno forte a proposito”. “Mi auguro anche che, passato l‘impatto emotivo di questo momento, continui e si favorisca un processo d‘integrazione (cittadinanza, lavoro) e di accesso ai servizi sociosanitari (e ai percorsi di tutela della salute). All’art. 10 della Costituzione (circa il diritto d‘asilo) dobbiamo affiancare l’art.32 (il diritto alle cure per gli indigenti)”. Infine i “segnali concreti di presenza, vicinanza e solidarietà” della Chiesa italiana: per aiutare oltre 1.200mila persone in Siria, Iraq, Libano, Turchia, Giordania, nel 2014 la CEI ha stanziato un milione di euro, Caritas italiana 1.900mila. Descrizione: http://piwik1.glauco.it/piwik.php?idsite=9(SIR)