Roma – “Difronte a 50milioni di persone che fuggono dalla propria casa, dalla propria terra – il numero più alto dal dopoguerra – di fronte a migliaia di uomini e donne che bussano alle porte dell’Europa e a centinaia di innocenti che perdono la vita nel tentativo di arrivare al nostro continente, non possiamo più stare a guardare inermi o rimandare a domani decisioni ormai improrogabili”. Lo ha detto oggi padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, salutando i partecipanti alla presentazione del Rapporto 2015 del centro dei gesuiti impegnati nell’accoglienza dei rifugiati. Una presentazione che, su invita del religioso, si è aperto con un momento di silenzio in ricordo dei migranti morti nel Mediterraneo Occorre, alla luce di quanto avvenuto in questi giorni nel Mare Mediterraneo, “conoscere meglio il mondo dei rifugiati – ha spiegato – ma soprattutto richiamare alle proprie responsabilità ciascuno di noi e la società civile nel suo insieme, una società civile che a tratti sembra aver smarrito il senso dell’umano”.
“Possiamo continuare a chiederci se la situazione di crescente instabilità in Libia abbia fatto precipitare la situazione rispetto alle migrazioni attraverso il Mediterraneo. Forse – ha detto il religioso gesuita – ma più probabilmente ha semplicemente reso esplicita in quella terra una situazione disumana che si consumava da troppi anni sotto i nostri occhi e forse anche la nostra implicita complicità”. Parlando dell’incontro del Consiglio d’Europa di oggi pomeriggio ribadisce però la volontà dell’Europa che “sembra non avere il coraggio di cambiare rotta”. Al centro delle proposte infatti “ritroviamo ancora una volta la sicurezza e la protezione dell’Europa e non i migranti”. Frontex – ha detto padre Ripamonti – con i suoi programma di difesa delle frontiere esterne sembra rimanere un baluardo irrinunciabile”. Eppure il mandato di Frontex “è del tutto inappropriato rispetto alla situazione attuale. L’Europa deve difendere i rifugiati non difendersi da loro. Noi riteniamo che sia piuttosto il salvataggio in mare, un’operazione Mare nostrum europea, il primo punto qualificante di una risposta che rimetta al centro la persona con la sua dignità. Proteggere vite umane è più importante di proteggere le frontiere”. Manca nei punti di discussione al Consiglio d’Europa, previsto per oggi, la creazione di vie legali “perché chi scappa da guerre e persecuzioni possa raggiungere l’Europa. Eppure – è la convinzione del Centro Astalli – questa sarebbe la vera arma alla lotta ai trafficanti, l’unica efficace”. Sembra che l’Europa – ha concluso – stia affrontando la questione con “poca disponibilità” a prendere “seriamente in considerazione il punto di vista dei più vulnerabili”. Questo succede forse perché noi, come cittadini di questo Continente “non abbiamo per primi il coraggio di cambiare”. (Raffaele Iaria)



