Roma – È stato presentato presso il Pontificio Consiglio per i Laici, il documento ‘Impegno cristiano. Creati a immagine e somiglianza di Dio, trattati come schiavi’, pubblicato dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti e da Caritas Internationalis, con il contributo della rete Coatnet. Il documento vuole rafforzare l’impegno delle comunità cristiane contro la tratta. L’esperienza di tutela alle vittime dimostra come i loro ’tragitti’ siano incatenati dentro un percorso a tappe precise: la partenza è dalla povertà, il viaggio è disseminato di abusi, l’arrivo è nello sfruttamento, il ritorno è l’espulsione. Entrare in questo percorso perché si risolva nella tutela dei diritti della persona che lavora, è il senso di un’azione normata e coordinata sul territorio. Dalle tappe del percorso emerge la necessità di azioni che coinvolgono naturalmente la comunità ecclesiale, nei suoi diversi livelli. La partenza richiama una situazione di povertà e miseria che caratterizza ancora molti popoli, coinvolgendo un miliardo di persone. La lotta alla povertà è strettamente connessa alla lotta contro la tratta. La cooperazione internazionale, ogni forma di destinazione e condivisione dei beni, diventa una scelta etica fondamentale. I cammini delle persone, uomini e donne, minori se abbandonati a se stessi diventano, come è noto, disseminati di violenze, di abusi, di soprusi. Le donne e gli uomini incontrati nei progetti, nelle loro storie, raccontano di violenze nel viaggio, anche di gruppo, di aborti, umiliazioni. La lotta alla tratta chiede una migrazione in sicurezza, canali umanitari, forme nuove e agili di protezione internazionale.
In Italia si contano circa 30.000 donne prostituite. Si parla di 400.000 vittime di tratta nel mondo del lavoro: in casa, nei laboratori, nei campi e nelle aziende agricole, nel mondo della pesca e dei marittimi, nei servizi turistici. Se le forme di protezione sociale per le vittime di tratta sessuale e lavorativa hanno portato la liberazione di 12.000 donne – grazie anche al grande lavoro della rete ecclesiale di associazioni, istituti religiosi, enti -, in Italia questa lotta si è indebolita, ha portato quasi al dimezzamento della protezione sociale alle vittime di tratta per sfruttamento sessuale, a poche condanne di trafficanti, alla difficoltà di combattere forme di associazioni e reti mafiose – ormai trasversali – che controllano la tratta. Sul piano della consapevolezza è importante una educazione, una formazione alla legalità. In questo senso va un progetto ’La Legalità paga’, che dal 2013 Migrantes, Gruppo Abele, Asgi hanno avviato e che per due anni ha coinvolto sindacati, Prefettura, Questura e Comune di Torino sul rafforzamento della collaborazione per l’analisi, la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta per sfruttamento e intermediazione illegale di manodopera nei luoghi di lavoro. L’espulsione diventa la strada del ritorno nel paese di origine delle vittime di tratta. Un percorso troppo frequente per la semplificazione con cui si analizzano le storie delle persone fermate, per la discrezionalità di analisi delle situazioni da parte delle istituzioni. Forse anche il ritorno dovrebbe essere accompagnato, assistito, come è avvenuto in alcuni progetti ecclesiali. Il documento pontificio, unitamente alla Giornata contro la tratta istituita quest’anno, aiutano e sostengono l’impegno anche della Migrantes nelle comunità ecclesiali, nella consapevolezza che la lotta alla tratta debba tenere presente il percorso drammatico di «uomini e donne come noi, fratelli» – come ha ricordato papa Francesco. Un’azione ecclesiale che non può schiacciarsi sull’assistenza, ma deve affrontare lo studio del fenomeno, la cura dell’informazione, la formazione degli operatori, il coordinamento delle iniziative, la denuncia, la pressione politica a partire da un fenomeno sociale, le migrazioni, che se non governate alimentano nuovi viaggi della tratta, nuove schiavitù. Il volto della misericordia della Chiesa, nel giubileo straordinario che vivremo, non può non nutrirsi di nuovi cammini di libertà e liberazione. (Mons. Gian Carlo Perego – Direttore Generale Migrantes)
In Italia si contano circa 30.000 donne prostituite. Si parla di 400.000 vittime di tratta nel mondo del lavoro: in casa, nei laboratori, nei campi e nelle aziende agricole, nel mondo della pesca e dei marittimi, nei servizi turistici. Se le forme di protezione sociale per le vittime di tratta sessuale e lavorativa hanno portato la liberazione di 12.000 donne – grazie anche al grande lavoro della rete ecclesiale di associazioni, istituti religiosi, enti -, in Italia questa lotta si è indebolita, ha portato quasi al dimezzamento della protezione sociale alle vittime di tratta per sfruttamento sessuale, a poche condanne di trafficanti, alla difficoltà di combattere forme di associazioni e reti mafiose – ormai trasversali – che controllano la tratta. Sul piano della consapevolezza è importante una educazione, una formazione alla legalità. In questo senso va un progetto ’La Legalità paga’, che dal 2013 Migrantes, Gruppo Abele, Asgi hanno avviato e che per due anni ha coinvolto sindacati, Prefettura, Questura e Comune di Torino sul rafforzamento della collaborazione per l’analisi, la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta per sfruttamento e intermediazione illegale di manodopera nei luoghi di lavoro. L’espulsione diventa la strada del ritorno nel paese di origine delle vittime di tratta. Un percorso troppo frequente per la semplificazione con cui si analizzano le storie delle persone fermate, per la discrezionalità di analisi delle situazioni da parte delle istituzioni. Forse anche il ritorno dovrebbe essere accompagnato, assistito, come è avvenuto in alcuni progetti ecclesiali. Il documento pontificio, unitamente alla Giornata contro la tratta istituita quest’anno, aiutano e sostengono l’impegno anche della Migrantes nelle comunità ecclesiali, nella consapevolezza che la lotta alla tratta debba tenere presente il percorso drammatico di «uomini e donne come noi, fratelli» – come ha ricordato papa Francesco. Un’azione ecclesiale che non può schiacciarsi sull’assistenza, ma deve affrontare lo studio del fenomeno, la cura dell’informazione, la formazione degli operatori, il coordinamento delle iniziative, la denuncia, la pressione politica a partire da un fenomeno sociale, le migrazioni, che se non governate alimentano nuovi viaggi della tratta, nuove schiavitù. Il volto della misericordia della Chiesa, nel giubileo straordinario che vivremo, non può non nutrirsi di nuovi cammini di libertà e liberazione. (Mons. Gian Carlo Perego – Direttore Generale Migrantes)



