Bergamo: parte Bergamondo, la festa calcistica interculturale

Bergamo – Una festa di colori, di tifo, di fratellanza e integrazione. Torna “Bergamondo”, la manifestazione calcistica che fa incontrare giocatori di diverse nazionalità presenti sul territorio provinciale bergamasco e che – giunta alla nona edizione – rappresenta un esempio palese della forza aggregante dello sport. Tutto ruota attorno al pallone: la formazione delle squadre, la ricerca degli spazi per gli allenamenti, gli incontri fra giovani e famiglie della stessa nazionalità, la condivisione degli aspetti organizzativi e, infine, l’agognata partecipazione al torneo.

Senza dimenticare il sostegno dei gruppi di “supporters” sugli spalti sempre gremiti: famiglie in festa, impegnate a sostenere i propri beniamini in campo fino all’ultimo brandello di voce. Chi vi partecipa vive la tensione emotiva di un calciatore ai Mondiali di calcio: ne parla con gli amici al lavoro, al bar, nelle strutture di accoglienza. Ne parlano perfino a migliaia di chilometri di distanza gli amici lasciati nei Paesi di provenienza. E, intanto, con il passare degli anni, sono sempre più i giocatori “integrati”. Lo si capisce dalla cadenza dialettale dei dialoghi, dal ricorrere di modi di dire e di fare che sono tipici dei ragazzi orobici. Ad occhi chiusi, sentendo parlare i giovani partecipanti, si potrebbe tranquillamente pensare che siano cresciuti in città, in un paese della pianura o in una delle tanti valli in cui quotidianamente si scrive la storia della Bergamasca. Il livello del gioco, dalla prima edizione, è sempre stato interessante, con alcuni giocatori di grande qualità. Totale l’impegno, allo spasimo; negli allenamenti dopo il lavoro (nelle diverse formazioni ci sono operai, imprenditori, professionisti, impiegati, oltre a qualche disoccupato) in gioco c’è l’onore di una nazione, come in ogni Mondiale. Un anno fa rivinse il Senegal, in una finale con la Costa d’Avorio, ma senza retorica occorre ribadire, ancora oggi che si ricomincia, come Bergamondo sia un investimento sulla felicità sociale, dove è vincente lo sport inteso come fattore d’incontro. (Daniele Vico)