L’Aquila – “Noi sapevamo che doveva continuare e che doveva accadere e sapevamo anche che, così come era stato impostato ‘Triton’, non si sarebbe trovata una soluzione. E’ chiaro che non possiamo sperare che i flussi finiscano perché la realtà in terra africana è una realtà di grande sofferenza, di guerra, di persecuzione… E quindi la gente scappa, come siamo scappati noi quando la fame era diventata grande e quando non riuscivamo a sopravvivere. Ecco, noi continuiamo a commentare questi fatti e ci meravigliamo e ci scandalizziamo che succedano questi eventi tristi. Però, siamo anche un po’ responsabili perché se la politica italiana, e quella europea soprattutto, non sceglie di affrontare il problema come si deve, noi continueremo a piangere e a vedere continuare i morti, mentre saremo solo spettatori passivi”. Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, presidente della Fondazione Migrantes, in una intervista alla Radio Vaticana.
La Sicilia – ha detto il porporato – è la regione che ospita più immigrati e quindi “siamo i primi in classifica. Pur avendo i nostri problemi, siamo quelli che accogliamo. E’ chiaro che la gente non batte le mani, davanti a certe situazioni chiede soluzioni possibili. Che alcuni amministratori vogliano chiudere, non vogliano permettere che questa gente sia ospitata… Io non so che concetto abbiano della storia queste persone. Come possiamo pretendere di chiudere porte, finestre e dire: ‘Andate via’? Questo è andare contro la storia e quindi farci male. O davvero apriamo gli occhi e prendiamo atto che siamo di fronte a un fatto nuovo – anche se ormai è diventato vecchio, non è più un’emergenza – e allora bisogna strutturarsi per affrontare questa realtà. Ma credo che dire “no” sia proprio il modo più sbagliato per risolvere il problema”.
La Chiesa – ha spiegato il card. Montenegro – chiede che a questa gente “si dia quello che anche la nostra Costituzione prevede. Quindi non è solo un ‘pallino’ della Chiesa: è un’esigenza dello Stato italiano. Allora, mettiamoci insieme e vediamo come affrontare questo problema. Ma se l’Europa non fa la sua parte l’Italia da sola non potrà affrontare questa emergenza. Questa gente che arriva qui non è gente che vuole restare qui, è gente che vuole andare in altre parti d’Europa. E allora tocca all’Europa. Io sono stato a Strasburgo, alcune settimane fa, a parlare di questa realtà ma se diventa soltanto motivo per fare accademie o altro, come possiamo dire: ‘Il problema è risolto’?”.



