Sinodo: l’accompagnamento dei migranti esige una pastorale specifica rivolta alle famiglie in migrazione

Città del Vaticano – “Desta preoccupazione in molti l’effetto sulla famiglia del fenomeno migratorio, che interessa, in modalità diverse, popolazioni intere in varie parti del mondo. L’accompagnamento dei migranti esige una pastorale specifica, che sia rivolta alle famiglie in migrazione, ma anche ai membri dei nuclei familiari rimasti nei luoghi d’origine; ciò deve essere svolto nel rispetto delle loro culture, della formazione religiosa ed umana da cui provengono”.

E’ quanto si legge nel paragrafo dedicato alla “sfida delle migrazioni” dell’ “Instrumentum laboris” per la XIV Assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi – che si svolgerà nel prossimo mese di ottobre – reso pubblico oggi. Il testo è frutto della “Relatio Synodi”, di cui ampie parti vengono confermate, integrata dalle risposte ai “Lineamenta”, oltre che da “osservazioni” e “importanti suggerimenti” da parte di “varie componenti delle Chiese particolari, organizzazioni, aggregazioni laicali e altre istanze ecclesiali” e accademiche. 

“Oggi – si legge nel documento – il fenomeno migratorio procura tragiche ferite a masse di individui e famiglie in “esubero” da diverse popolazioni e territori, che cercano legittimamente un futuro migliore, una “nuova nascita” nel caso in cui, là dove si è nati, non è possibile vivere”. Le varie situazioni di guerra, persecuzione, povertà, disuguaglianza, “solitamente motivo della migrazione, insieme alle peripezie di un viaggio che spesso mette a repentaglio la vita stessa – prosegue il documento – segnano traumaticamente gli individui e i loro sistemi familiari”. Nel processo migratorio, infatti, le famiglie dei migranti si trovano “inevitabilmente dilaniate da molteplici esperienze di abbandono e divisione: in molti casi il corpo familiare viene drammaticamente smembrato tra chi parte per aprire la strada e chi resta in attesa di un ritorno o di un ricongiungimento. Coloro che partono si ritrovano estraniati dalla propria terra e cultura, dalla propria lingua, dai legami con la famiglia allargata e con la comunità, dal passato e dal tradizionale svolgersi del proprio percorso di vita”.

Il documento preparatorio per la prossima Assemblea sinodale sul tema “La vocazione e la missione della famiglie nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” sottolia come l’incontro con un nuovo Paese e una nuova cultura è reso “tanto più difficile” quando non vi siano condizioni di “autentica accoglienza e accettazione, nel rispetto dei diritti di tutti e di una convivenza pacifica e solidale. Il senso di spaesamento, la nostalgia delle origini perdute e le difficoltà di una autentica integrazione – che passa attraverso la creazione di nuovi legami e la progettazione di una vita che coniughi passato e presente, culture e geografie, lingue e mentalità diverse – mostrano oggi, in molti contesti, di non essere superati e svelano – si legge nel testo – sofferenze nuove anche nella seconda e terza generazione di famiglie migranti, alimentando fenomeni di fondamentalismo e di rigetto violento della cultura ospitante”.

L’Istrumentum laboris parla poi di “una risorsa preziosa” per il superamento di queste difficoltà e la indica nell’incontro tra famiglie sottolineando che “un ruolo chiave” nei processi di integrazione è svolto spesso dalle madri, attraverso “la condivisione dell’esperienza di crescita dei propri figli”. Non mancano alcune osservazioni  sull’esperienze migratorie che si realizzano fuori dalla legalità: in questo caso “risultano particolarmente drammatiche e devastanti, per le famiglie e per i singoli”. Esperienze sostenute spesso dai “circuiti internazionali della tratta degli esseri umani, quando riguardano i bambini non accompagnati, quando costringono a soste prolungate in luoghi intermedi tra un Paese e l’altro, tra il passato e il futuro, e a permanenze in campi profughi o centri di accoglienza, nei quali non è possibile – conclude il documento in vista del Sinodo sulla famiglia –  avviare un percorso di radicamento né disegnare il proprio nuovo avvenire”.

Il “nuovo passo” del Sinodo, che comincia con l’Instrumentum laboris, “parte dall’ascolto delle sfide sulla famiglia” per delinearne la sua missione “in uscita”, partendo dalla consapevolezza che “in un mondo spesso segnato da solitudine e tristezza, il Vangelo della famiglia è una buona notizia”. “Per la Chiesa si tratta di partire dalle situazioni concrete delle famiglie di oggi, tutte bisognose di misericordia, cominciando da quelle più sofferenti”. L’icona è quella di Gesù che accompagna i discepoli di Emmaus: “A volte – si legge nell’Instrumentum laboris a proposito dell’‘accompagnamento sapiente e differenziato’ – occorre rimanere accanto e ascoltare in silenzio; altre, porsi davanti per indicare la via su cui procedere; altre ancora, stare dietro per sostenere e incoraggiare”. In una parola, “la Chiesa fa proprie, in un’affettuosa condivisione, le gioie, le speranze, i dolori e le angosce di ogni famiglia”. Il “nuovo passo” del Sinodo, che comincia con l’Instrumentum laboris, “parte – spiega il segretario generale del Sinodo dei Vescovi, il card. Lorenzo Baldisseri – dall’ascolto delle sfide sulla famiglia” per delinearne la sua missione “in uscita”, partendo dalla consapevolezza che “in un mondo spesso segnato da solitudine e tristezza, il Vangelo della famiglia è una buona notizia”. (Raffaele Iaria)