Roma – “Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Gli uomini e le donne di qualsiasi etnia e cultura non vanno etichettate per la loro origine”. A dirlo, ieri sera, il vescovo ausiliare di Roma, monsignor Paolo Lojudice intervenendo al corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” organizzato dalla Fondazione Migrantes (fino al 26 giugno). Mons. Lo Judice ha parlato della sua esperienza pastorale accanto ai rom della città di Roma, dell’attività promosse durante il suo ministero di direttore spirituale al Seminario Maggiore di Roma facendo conoscere da vicino ai seminaristi la realtà dei campi rom presenti in città con delle vere e proprie missioni anche per periodi lunghi. “A Roma – ha detto il presule – manca una pastorale organica per i rom ma non mancano presenze nei campi con attività per aiutarli nella loro vita quotidiana” e accompagnarli nell’esperienza di fede. Mons. Lo Judice ha ricordato i tanti sacerdoti, religiosi e religiose che per anni hanno vissuto con il popolo rom in baracche o camper sottolineando che per i rom occorre un aiuto a “riappropriarsi della loro identità ma anche relazionarsi all’estero. E’ questo quello che si sta facendo”. Oggi sarà la volta di quattro relazioni “teologiche-pastorali” affidate al sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, p. Luigi Sabbarese, docente della Pontificia Università Urbaniana, p. Aldo Skoda, docente del Simi e Matteo San Filippo, docente all’Università della Tuscia.



