Immigrati in Italia: i dati del Rapporto Caritas-Migrantes

MilanoAd inizio 2014, si registrano in Italia 60.782.668 abitanti, di cui 4.922.085 stranieri (di cui il 53,7% donne), e che rappresentano l’8,1% della popolazione italiana totale.
Lo scenario si arricchisce ulteriormente alla luce delle stime Istat per inizio 2015, che prevedono a quella data che gli stranieri residenti in Italia arrivino ad essere 5 milioni 73 mila, rappresentando l’8,3% della popolazione totale.

Al 1° gennaio 2014, il totale dei permessi di soggiorno rilasciati ammontano a 3.874.726 (con una riduzione rispetto all’anno precedente del 2,9%) e di questi, il 49,2% riguardano donne. Considerando, invece, i motivi dei soli permessi di soggiorno a termine (1.695.119), si conferma la prevalenza dei motivi di lavoro (48,2%) e di famiglia (40,8%).  In quest’ultimo caso, sul totale dei permessi rilasciati per motivi familiari, gli uomini sono il 38,4%. Questo dato si spiega –  sottolinea il Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes  – con la sempre maggiore incidenza dei “ricongiungimenti al maschile” a seguito del percorso migratorio di donne che rappresentano le principali fonti di sostegno delle famiglie rimaste nel paese d’origine. Va sottolineato che il terzo motivo per importanza è quello legato alla richiesta di asilo e di protezione umanitaria (4,8%) che, rispetto agli anni precedenti, ha sopravanzato il motivo dello studio. 
La disaggregazione per classi di età del totale dei permessi di soggiorno rilasciati, permette di notare che l’immigrazione italiana si mostra prevalentemente giovane. Il 23,9% dei permessi riguarda soggetti cha hanno un’età fino ai 17 anni, tenendo conto che in questi sono compresi anche i minori non accompagnati. Le altre fasce d’età maggiormente numerose risultano quelle che vanno dai 35 ai 39 anni (11,7%) e dai 30 ai 34 (11,6%). Guardando alle collettività presenti, ad inizio 2014 si conferma la netta prevalenza della collettività romena (22%), e in ordine decrescente vi è quella albanese (10,1%) e quella marocchina (9,2%). Quindi nel complesso queste tre nazionalità rappresentano oltre il 40% degli stranieri residenti.

Entrando nel dettaglio delle presenze territoriali, in tre regioni del Nord ed una del Centro è concentrato il 57% dell’intera popolazione straniera presente in Italia. In particolare, si tratta della Lombardia (22,9%), il Lazio (12,5%), l’Emilia Romagna (10,9%) e il Veneto (10,5%). Il caso del Lazio è senz’altro da attribuire alla forte attrazione esercitata dalla Capitale. Va anche notato, a proposito del Veneto, la sua retrocessione, rispetto al 2013, dal secondo al quarto posto, fatto che indica una riduzione dell’immigrazione in questa regione.

Pur nella relativamente minore presenza di immigrati nel Mezzogiorno, va comunque sottolineato che in Campania è presente il 28,4% del totale degli stranieri presenti nella ripartizione territoriale.

Quando entrambi gli sposi sono stranieri, ma di diversa nazionalità, si parla di un matrimonio “misto-misto”. Questi casi sono 7.807 e continuano a rappresentare una minoranza (il 3,8% dei matrimoni totali) e si riducono di molto quando si considerano solo quelli in cui almeno uno dei due sposi è residente in Italia (4.587 nozze in totale). I più diffusi matrimoni “misti-misti” sono celebrati tra rumeni (952 matrimoni nel 2013, pari al 20,8% del totale dei matrimoni tra sposi stranieri residenti), seguiti da quelli di nigeriani (442 nozze, il 9,6%) e da quelli di cinesi (376 matrimoni, l’8,2%).

Le famiglie con almeno un componente straniero sono 1.828.338 e costituiscono il 7,4% del totale delle famiglie. Le famiglie unipersonali sono il 30% del totale delle famiglie con stranieri, quelle con due componenti il 20%. Le famiglie con tre o quattro componenti rappresentano il 36% del totale e il 13% quelle numerose (oltre 5 componenti). Le famiglie con tutti i componenti stranieri rappresentano il 74,2% delle famiglie con almeno un componente straniero.

Vi è poi un altro elemento di estremo interesse, ed è quelle delle cosiddette “famiglie spezzate”. Le più diffuse condizioni, come si può notare, sono quelle delle madri che vivono coi figli. Si tratta di casi vanno considerati alla luce di una tendenza già osservata da anni, e di cui si è già dato ampiamente conto nelle pagine precedenti: la rapida crescita della percentuale di donne sul totale di migranti.

Il quadro della distribuzione regionale delle famiglie con almeno uno straniero conferma il carattere stabile dei progetti migratori. In particolare, le famiglie con stranieri si concentrano soprattutto laddove sono maggiori le possibilità di inserimento nel mercato del lavoro, e di qualità migliore nel senso di assicurare un certo reddito, oppure la possibilità di avviare un’attività autonoma grazie ad un’adeguata rete di servizi, sia pubblici sia privati. Come nel caso della distribuzione della popolazione straniera residente, la maggiore presenza di famiglie “coinvolte nell’immigrazione” riguarda tre regioni del Nord e il Lazio, che nel loro insieme ospitano quasi il 55% del totale delle famiglie con stranieri. La graduatoria, rispetto alle regioni, delle quote delle famiglie con stranieri, vede infatti al primo posto la Lombardia (21,9%), seguita dal Lazio (11,8%), l’Emilia Romagna (10,6%) e il Veneto (10,3%). A seguire, vi sono altre due regioni del Nord e del Centro con percentuali attorno all’8%: si tratta del Piemonte (8,6%) della Toscana (7,9%).