Rapporto Immigrazione: il contesto internazionale

Milano – C’è chi considera la nostra come l’era delle migrazioni proprio per sottolinearne le dimensioni globali. Le riflessioni e le analisi sui dati e le tendenze internazionali hanno evidenziato un aspetto cruciale delle migrazioni. 
Prendendo come riferimento il Dipartimento dell’ONU per gli Affari economici e sociali (UN – DESA), nel 2013 sono circa 232 milioni di persone nel mondo che vivono in un paese diverso da quello d’origine, di cui la componente femminile è del 48%, dato che, confermando quello del 1990, permette di sottolineare che uno dei caratteri delle migrazioni del nuovo millennio consiste proprio nel ruolo sostanzialmente paritario dei generi nei flussi internazionali. L’accelerazione del processo risulta in modo evidente se si tiene conto che, nel 1990, i migranti nel mondo ammontavano a 154 milioni. È molto probabile però che questo dato – spiega il Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes presentato oggi a Milano – non tenga adeguatamente conto dei migranti “senza documenti”. Va comunque precisato che, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM), la quota dei migranti irregolari sul totale dei flussi internazionali ammonterebbe al 10-15%. Dal 1990 al 2013 il numero delle persone che hanno lasciato il proprio paese d’origine è aumentato del 50,2%. Nel 2013 in totale i migranti rappresentano il 3,2% dell’intera popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990.

Da questo punto di vista, sempre secondo la fonte Onu, nel 2013 l’Europa e l’Asia ospitano il 62% del totale internazionale dei migranti. A seguire c’è il Nord America col 23%, l’Africa (8%), l’America latina e i Caraibi (3,7%) e l’Oceania (3,4%). Ancor più interessante è il considerare gli 11 paesi del mondo con più alto numero di migranti che nel 1990 insieme totalizzavano il 44% del totale internazionale e nel 2013 hanno raggiunto il 54%. È interessante notare che Stati Uniti e Federazione Russa ospitano complessivamente un quarto del totale dei migranti internazionali. Oltre ai paesi d’oltre oceano, come il Canada e l’Australia, e quelli arabi (Arabia Saudita ed Emirati Arabi), nei primi 11 paesi sono presenti anche paesi europei, come la Germania, il Regno Unito e la Francia e, agli ultimi posti, la Spagna e l’Italia.

La fonte Onu ha rilevato che, nel 2013, i tre quarti di tutti i migranti internazionali sono di età compresa tra 20 e 64 anni. Secondo la stessa fonte, nel 2013 le donne risultano il 48% del complesso mondiale dei migranti internazionali. Si rilevano notevoli differenze tra le regioni ed i paesi. Nel complesso dei paesi delle regioni sviluppate, le donne sono il 52% di tutti i migranti, mentre in quelle in via di sviluppo la quota scende al 43%. Tra il 1990 e il 2013, il Sud del mondo ha visto un calo della percentuale di donne tra tutti i migranti: dal 1990 al 2013 dal 46% è scesa al 43%. Tuttavia, durante lo stesso periodo, la quota di donne tra tutti i migranti internazionali è leggermente aumentata dal 51% al 52%.

Secondo la classificazione della Banca Mondiale, dei flussi internazionali, dal 1990, il flusso Sud-Nord è stato il principale motore delle tendenze di migrazione globale. Nel 2013, le direttrici Sud-Sud rappresentano il 36% del totale internazio- nale delle migrazioni, seguite da quelle Sud-Nord (35%), quelle Nord-Nord (23%) e, infine, da quelle Nord-Sud (6%).

Come si è visto a proposito dello scenario internazionale, l’Europa, ospitando il 31,3% del totale dei migranti internazionali, risulta assieme all’Asia e al Nord America, tra le aree con maggiore presenza dei migranti internazionali che nell’insieme ospitano l’85% dei migranti internazionali.

Tra il 1990 e il 2010 l’Ue ha attratto (al netto dei rientri) 28 milioni di immigrati, oltre il triplo rispetto al precedente periodo 1970-1990 (8 milioni).

In particolare, dall’inizio del nuovo millennio si è assistito ad un consolidamento del sistema migratorio dell’Ue a partire dai suoi caratteri di area economica la cui forte coesione, perlomeno politicamente intenzionale, ha fatto sì che fossero particolarmente controllate e rigide le trattative per l’ingresso dei nuovi membri. Questo ha determinato una forte crescita dell’immigrazione che ha consolidato un ruolo significativo dei paesi dell’Ue nel panorama internazionale dei flussi di migranti. Considerando l’arco di tempo che va dal 1995 al 2010, i dati relativi ai saldi migratori delle aree geografiche europee si può notare che, soprattutto a partire dal 2000, sono in particolare alcuni paesi dell’Europa meridionale a registrare i valori più elevati. In questo quadro statistico, si consolida il modello mediterraneo dell’immigra- zione, che ha assunto dei caratteri più o meno stabili alla fine degli anni ’80, e nel quale è presente l’Italia assieme a Portogallo, Spagna e Grecia.

L’esame dell’andamento della popolazione straniera non europea residente nei paesi già considerati evidenzia la crescita dell’immigrazione dall’inizio del nuovo seco- lo. Al 1 gennaio del 2000, gli stranieri residenti in questa porzione di Europa erano 21,1 milioni e in otto anni sono aumentati di poco più di 10 milioni di unità, cioè il 48%. Dopo la crisi del 2008, sono continuati a crescere arrivando nel 2013 a 35 milioni anche se si è trattato di una crescita più contenuta (17,5%).

Il numero totale di stranieri residenti nell’Unione Europea, al 1 gennaio 2013 è di 34,9 milioni di persone, pari all’8,4% del totale della popolazione.
Nella porzione di Europa che si sta esaminando, quella in cui l’immigrazione è un fenomeno particolarmente rilevante, il peso della popolazione extra-Ue sull’intera popolazione è passato dal 5,4% nel 2000 all’8,4% del 2013. Questo dato risulta scarsamente rappresentativo dell’intera area. Considerando il dato più recente dell’inizio del 2013, si può notare che i valori maggiormente superiori alla media si osservano innanzitutto, e non sorprendentemente, nei paesi territorialmente più piccoli e che non necessariamente presentano caratteri comuni in termini di sviluppo economico. Assieme a Lussemburgo (44,5%) e Svizzera (23,2%), troviamo Cipro (19,6%), Irlanda (11,6%), Austria (11,8%) e Belgio (11,2%).