Mons. Galantino: “ribadire la dignità di ogni persona”

Milano – “I massicci flussi migratori suscitano due reazioni” principali: “c‘è chi le considera un‘opportunità da cogliere”, e “c‘è chi mette in moto la pancia, con reazioni che non possiamo condividere”.

Ad affermarlo è stato questa mattina il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino durante la presentazione,  nell‘ambito di Expo, del XXIV Rapporto Immigrazione realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: una occasione , per il presule per ribadire “principi” e “obiettivi” della missione della Chiesa in relazione al fenomeno migratorio. Occorre partire dalla dignità di ogni persona e sua grandezza

Il segretario della Cei ha parlato dei migranti come di “persone che intraprendono i viaggi della speranza”, “poveri cristi” spinti dalle necessità e dalla ricerca di una vita dignitosa. Il relatore ha quindi osservato che “ogni soluzione” anche nel campo della migrazione deve “avere due riferimenti: deve essere conforme alla realtà e deve rispondere alla dignità della persona”. Per questo occorre “confrontarsi con i dati concreti”, così “da superare il gap tra percezione del problema e realtà del fenomeno”. “Se la soluzione è fondata sull‘uomo – ha sottolineato mons. Galantino – deve andare nella linea dell‘accoglienza e della dignità”.

Ma sul tema delle migrazioni mons. Galantino rileva “nell‘azione dei governi e nell‘opinione pubblica” una “duplice insufficienza”: anzitutto sul piano culturale”, perché ci si è mossi finora “a compartimenti stagni”, e “sul piano religioso”. A questo riguardo mons. Galantino ha invitato a superare la “separazione tra fede e vita” e a mettere in connessione l‘esperienza religiosa “con la presenza nella vita pubblica” dei cristiani, anche “in risposta alle sfide migratorie”. A questo punto mons. Galantino ha parlato della necessità, indicata da Papa Francesco, di una “Chiesa in uscita, senza frontiere, madre di tutti”, che affronta la realtà “a partire dalla carne dei poveri”, promuovendo “un autentico umanesimo contro la cultura dello scarto”.