Milano – Mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes ha aperto, all’Expo di Milano, questo pomeriggio, i lavori del convegno “Pane e vino. Il contributo della mobilità italiana all’alimentazione mondiale” promosso dalla Fondazione Migrantes. Di Tora ha evidenziato come al centri dell’immigrazione e dell’emigrazione italiana nel mondo c’è “sempre la persona col suo bisogno di migrare per trovare il meglio per sé, per la propria famiglia al di là della cittadinanza che ha scritta sul passaporto, al di là del paese in cui è nato o cresciuto, al di là di dove ha iniziato il suo viaggio”.
Il presule ha quindi ricordato come l’emigrazione italiana nel mondo è stata sempre protagonista di Expo con i vescovi Scalabrini, Bonomelli e Santa Cabrini, ma la riflessione, pur essendo concentrata sull’Italia, ha sempre avuto “un respiro internazionale perché senza confini, oggi come e più di ieri, sono le crisi economiche, sociali e culturali”.
“La migrazione – ha spiegato il presidente di Migrantes – è un modo per sfuggire alla rassegnazione; un modo per credere ancora che la felicità sia possibile e che l’essere lontani dal proprio paese diventi non fuga, ma ricerca di nuove opportunità Mi riferisco ovviamente in particolare al tema di questo specifico convegno di oggi dove siamo chiamati in causa noi italiani come popolo di migranti, ma anche permettetemi come popolo dell’accoglienza di chi oggi si mette in viaggio da condizioni di partenza diverse, ma con un unico filo conduttore: il bisogno che il meglio sia possibile”.
Il presule ha quindi ricordato come l’emigrazione italiana nel mondo è stata sempre protagonista di Expo con i vescovi Scalabrini, Bonomelli e Santa Cabrini, ma la riflessione, pur essendo concentrata sull’Italia, ha sempre avuto “un respiro internazionale perché senza confini, oggi come e più di ieri, sono le crisi economiche, sociali e culturali”.
“La migrazione – ha spiegato il presidente di Migrantes – è un modo per sfuggire alla rassegnazione; un modo per credere ancora che la felicità sia possibile e che l’essere lontani dal proprio paese diventi non fuga, ma ricerca di nuove opportunità Mi riferisco ovviamente in particolare al tema di questo specifico convegno di oggi dove siamo chiamati in causa noi italiani come popolo di migranti, ma anche permettetemi come popolo dell’accoglienza di chi oggi si mette in viaggio da condizioni di partenza diverse, ma con un unico filo conduttore: il bisogno che il meglio sia possibile”.



