Venezia – Incisivo appello del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, ai politici e ai pubblici amministratori a moderare il linguaggio quando parlano di profughi e, in particolare, perché provvedano all’accoglienza, convincendo l’Europa a fare altrettanto. «Non dobbiamo aggravare ancor più una situazione già tesa e difficile con parole da una parte violente e dall’altra retoriche; le une e le altre nulla risolvono, tutto complicano ed anzi esasperano – ha raccomandato il patriarca –. Si chiede, piuttosto, a chi ha responsabilità politiche, amministrative, sociali e culturali che avverta la delicatezza e l’importanza degli atti compiuti (o da compiere) e delle parole (da dire o da non dire). Tutti, insomma, dobbiamo far in modo che l’emergenza ‘umanitaria’, che è sotto i nostri occhi, non si trasformi in emergenza sociale ». Nei giorni scorsi vivaci polemiche avevano attraversato anche il Veneto. Mons. Moraglia invita, quindi, «tutti ad essere uniti nella richiesta a livello di politica nazionale di farsi sentire efficacemente nel contesto dell’Unione Europea e dell’Onu perché, a livello internazionale, ci si faccia finalmente carico di tale emergenza globale e così cessino le pure dichiarazioni d’intenti e la comunità internazionale intervenga prontamente in maniera coordinata e davvero efficace». Secondo mons Moraglia, infatti, «è inaccettabile e anche vergognoso che l’Italia – come è successo fino ad ora – sia lasciata sola ad affrontare un problema immane che riguarda interi continenti». Per il patriarca di Venezia, i fatti delle ultime ore, la ‘chiusura’ della frontiera di Ventimiglia e le situazioni disumane in cui sono ridotte talune stazioni ferroviarie e contesti cittadini – «sono l’emblema di questa terribile e triste solitudine italiana; ma da tutta questa vicenda è soprattutto l’immagine della comunità internazionale e, in particolare, dell’Europa a risultare fortemente compromessa ». Non manca da parte della presidenza della Conferenza episcopale del Triveneto un appello, innanzitutto, all’accoglienza, alla generosità e anche alla memoria storica delle nostre genti, nella memoria degli emigranti veneti del passato.(Francesco Dal Mas – Avvenire)



