Roma – Ora lo dice anche la Consulta: l’esclusione degli stranieri dal servizio civile è incostituzionale. Una sentenza importante che apre definitivamente ai non italiani questa “scuola di cittadinanza”. In realtà il Dipartimento del servizio civile si era già mosso, disapplicando in via amministrativa il divieto su indicazione del Consiglio di Stato. L’incostituzionalità della chiusura agli immigrati è stato sancito dalla Consulta con la sentenza n.119 del 13 maggio, firmata dal presidente Alessandro Criscuolo e redatta da Giuliano Amato, resa nota ieri, dopo il pronunciamento lo scorso 2 ottobre dalle Sezioni unite della Corte di Cassazione di Milano.
Soddisfatto il sottosegretario Luigi Bobba: “Conferma una linea che avevamo già adottato, recependo la disapplicazione. Ma la Consulta ha recepito l’ultima parte della sentenza della Cassazione che motivava il ricorso col fatto che la cittadinanza non è solo un elemento formale, ma dinamica evolutiva: un buon servizio civile è nei fatti un modo di ‘acquisire’ una cittadinanza sostanziale, anche se non formale”. I non italiani sono già nel servizio civile, conferma il capo dipartimento Gioventù e servizio civile, Calogero Mauceri: “In attesa del provvedimento della Consulta avevamo già disapplicato in via amministrativa l’articolo del decreto legislativo 77”. Due i motivi del gioco d’anticipo: la prima sentenza del tribunale di Milano, più le due procedure di infrazione aperte per l’Italia dalla Commissione europea che aveva ipotizzato l’esclusione dei giovani europei in contrasto con la normativa comunitaria: “Il Consiglio di Stato – spiega – a settembre 2014 ha dato parere positivo. Col bando di ottobre abbiamo aperto ai non italiani”. Cittadini dell’Ue, extracomunitari lungo-soggiornanti o titolari di permesso di soggiorno per asilo: un centinaio hanno risposto al bando. “Se non l’avessimo fatto, altri ricorsi avrebbero bloccato i bandi”.
“Decisione importantissima che incide sulla nozione stessa di cittadinanza e di patria”, commenta l’avvocato Alberto Guariso, che tre anni fa diede il via al percorso giuridico presentando il ricorso di un giovane pakistano. Ora la parola passa al Senato. La legge delega su Terzo settore e servizio civile approvato l’8 aprile alla Camera, per ora non prevede un’esplicita apertura ai giovani stranieri. (Luca Liverani)



