Vilnius – Grazie all’arrivo di migranti la comunità cattolica svedese sta crescendo e in generale “la religione è diventata più vivace” nei Paesi scandinavi. Peraltro “molti immigrati, specialmente di seconda e terza generazione, hanno adottato gli stili di vita più secolarizzati, comuni nei nostri Paesi”. Mons. Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, ha portato all’incontro Ccee di Vilnius il quadro sulla cattolicità in Svezia, dove vive, in Norvegia, Danimarca e Finlandia. Nel quadro di una sessione dei lavori sulla pastorale dei migranti, ha riferito delle difficoltà di “integrazione ecclesiale” per i cristiani che arrivano dall’estero, sottolineando il fatto che nella parte più a nord del continente mancano delle comunità ampie e ben radicate. Per polacchi, lituani, filippini o sudamericani cattolici la sfida è duplice: quella di far parte della comunità civile e quella di integrarsi nella vita delle parrocchie. A proposito della Svezia, mons. Arborelius ha ad esempio sottolineato che “l’80% della popolazione cattolica registrata, su un totale di 110milapersone, è rappresentata da immigrati o figli di immigrati”. Altre particolarità si aggiungono se si considerano le differenze culturali tra i nuovi arrivati e gli svedesi, la costante tendenza alla mobilità di chi è migrante, la differenza dei riti per i cattolici provenienti dal Medio Oriente. Le “sfide pastorali” devono tener presente anche la “doppia identità” dei migranti, che può essere svedese-polacca oppure svedese-libanese, ha spiegato Arborelius. Il vescovo ha quindi stilato un breve ritratto del cattolicesimo in Danimarca, segnalando che in questo Paese la libertà religiosa è arrivata molto prima rispetto agli altri Paesi del nord a maggioranza luterana, per cui Copenaghen ha molte più chiese che gli altri Stati scandinavi, benché alcune di queste sono state chiuse. Nella capitale danese è stato anche aperto un seminario – Seminary Redemptoris Mater – che prepara un “clero internazionale”. Una osservazione relativa a tutti questi Paesi riguarda il fatto che “la religione è intesa come materia esclusivamente privata, per cui le statistiche sui componenti di una comunità non sono possibili”. Circa la Finlandia, il vescovo ha affermato che “è sempre stata piuttosto riluttante all’immigrazione, e anche per questo il numero dei cattolici è piuttosto piccolo”, attorno all’1% della popolazione. (Sir Europa)



