Treviso – “Come era prevedibile il messaggio dei vescovi di Treviso e Vittorio Veneto sul problema dell’accoglienza dei profughi nel nostro territorio ha suscitato consensi, ma anche critiche, con i soliti luoghi comuni e considerazioni, alcune di bassa lega, degne di certi discorsi che più si addicono alle piazze e alle osterie che a un civile confronto”.
E’ quanto scrive il direttore della “Vita del Popolo”, settimanale della diocesi di di Treviso, Lucio Bonomo e pubblicato sul sito del giornale.
I vescovi – sottolinea il periodico – non hanno inteso né pronunciare “scomuniche” né provocare “scontri” con i sindaci: “La loro lettera mirava soprattutto a porre degli interrogativi ai cristiani, e anche a chiunque consideri la dignità di ogni essere umano e il valore della solidarietà non princìpi superflui o parole vuote. Non vi erano moniti severi, diti puntati, e tanto meno ordini impartiti a chicchessia”. “Molti cristiani – prosegue Bonomo – si sono sentiti confortati dalle parole dei due vescovi. Come tutti provano un certo disagio di fronte a questo nuovo fenomeno migratorio, ma al tempo stesso si rendono conto che è necessaria, anzitutto in loro, una conversione evangelica e anche culturale, perché come uomini e donne discepoli di Gesù, sanno bene di aver ricevuto da Dio in custodia ogni fratello, soprattutto il povero, e di questo devono renderne conto a Lui e alla storia”.
“Altri sedicenti cristiani, purtroppo, si sono lasciati andare ad attacchi ingiustificati e polemici alla Chiesa – ricorda Bonomo -. Non ci preoccupiamo se le chiese si ‘svuotano’ per la loro defezione, perché per accedere al culto bisogna prima accogliere il Vangelo e convertirsi, soprattutto sulla via della carità. Ci preoccupano invece i luoghi comuni, per di più farciti di ironia e di facile presa propagandistica, usati da alcune figure istituzionali”. La lettera, evidenzia il direttore del settimanale, “voleva invitare i cristiani a un esame di coscienza, incentrato soprattutto su alcune domande: che cosa significa, in queste precise circostanze, essere cristiani? Lo siamo davvero? Abbiamo ‘il coraggio del Vangelo’, di essere discepoli di Gesù? Al cuore della lettera vi erano proprio queste espressioni: ‘Vangelo’ e ‘discepoli di Gesù’”. Per Bonomo, “è comprensibile che coloro ai quali queste parole evocano poco o nulla si siano sentiti disturbati o, peggio, giudicati. Ma sia chiaro che, nel proporre tali domande, i vescovi non si ergevano a giudici irreprensibili di cristiani infedeli ai loro impegni. I vescovi, convinti di essere, loro per primi, lontani da un’ineccepibile fedeltà al Vangelo, hanno chiesto, in sostanza, che i cristiani di queste terre si aiutino a trovare, in tale impegnativa situazione data dal fenomeno migratorio, un più deciso riferimento a quanto ci chiede il Vangelo”.
E’ quanto scrive il direttore della “Vita del Popolo”, settimanale della diocesi di di Treviso, Lucio Bonomo e pubblicato sul sito del giornale.
I vescovi – sottolinea il periodico – non hanno inteso né pronunciare “scomuniche” né provocare “scontri” con i sindaci: “La loro lettera mirava soprattutto a porre degli interrogativi ai cristiani, e anche a chiunque consideri la dignità di ogni essere umano e il valore della solidarietà non princìpi superflui o parole vuote. Non vi erano moniti severi, diti puntati, e tanto meno ordini impartiti a chicchessia”. “Molti cristiani – prosegue Bonomo – si sono sentiti confortati dalle parole dei due vescovi. Come tutti provano un certo disagio di fronte a questo nuovo fenomeno migratorio, ma al tempo stesso si rendono conto che è necessaria, anzitutto in loro, una conversione evangelica e anche culturale, perché come uomini e donne discepoli di Gesù, sanno bene di aver ricevuto da Dio in custodia ogni fratello, soprattutto il povero, e di questo devono renderne conto a Lui e alla storia”.
“Altri sedicenti cristiani, purtroppo, si sono lasciati andare ad attacchi ingiustificati e polemici alla Chiesa – ricorda Bonomo -. Non ci preoccupiamo se le chiese si ‘svuotano’ per la loro defezione, perché per accedere al culto bisogna prima accogliere il Vangelo e convertirsi, soprattutto sulla via della carità. Ci preoccupano invece i luoghi comuni, per di più farciti di ironia e di facile presa propagandistica, usati da alcune figure istituzionali”. La lettera, evidenzia il direttore del settimanale, “voleva invitare i cristiani a un esame di coscienza, incentrato soprattutto su alcune domande: che cosa significa, in queste precise circostanze, essere cristiani? Lo siamo davvero? Abbiamo ‘il coraggio del Vangelo’, di essere discepoli di Gesù? Al cuore della lettera vi erano proprio queste espressioni: ‘Vangelo’ e ‘discepoli di Gesù’”. Per Bonomo, “è comprensibile che coloro ai quali queste parole evocano poco o nulla si siano sentiti disturbati o, peggio, giudicati. Ma sia chiaro che, nel proporre tali domande, i vescovi non si ergevano a giudici irreprensibili di cristiani infedeli ai loro impegni. I vescovi, convinti di essere, loro per primi, lontani da un’ineccepibile fedeltà al Vangelo, hanno chiesto, in sostanza, che i cristiani di queste terre si aiutino a trovare, in tale impegnativa situazione data dal fenomeno migratorio, un più deciso riferimento a quanto ci chiede il Vangelo”.



