Napoli – Nessun ghetto, né una Chiesa che faccia da supplente. Né tanto meno parroci abbandonati a se stessi a gestire l’emergenza. I venticinque vescovi della Conferenza Episcopale Campana, convocati ieri mattina dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, sono concordi: l’emergenza migranti va gestita con la “concretezza degli interventi, strutture a disposizione per affrontare con le istituzioni le difficoltà di ordine burocratico attraverso opportune misure straordinarie, ma anche chiarendo responsabilità gestionali, assistenziali, assicurative”. I pastori delle Chiese campane mettono giù le linee-guida nel corso della riunione straordinaria a cui è intervenuto anche il Prefetto Gerarda Pantalone, dal momento che, a fronte dell’arrivo di altri tremila immigrati, così come previsto dal Ministero degli Interni, l’accoglienza ordinaria non basta più. “Da parte nostra non c’è alcun atteggiamento di supplenza delle istituzioni – ha sottolineato il Card. Sepe – ma solo il dovere morale di continuare a svolgere un’azione complementare e sussidiaria dell’intervento del governo, per soccorrere i tanti fratelli in cerca di dignità e di futuro che, in misura sempre più numerosa, bussano alle nostre porte. A loro siamo chiamati a testimoniare l’amore di Cristo che è in noi”. I vescovi, ha ribadito la Pantalone, “hanno manifestato tutti grande disponibilità, che spetta a noi concretizzare attraverso moduli di accoglienza coerenti con le richieste”. In programma la convocazione di incontri promossi dai prefetti delle singole province campane. Intanto, i pastori delle chiese locali si rivolgono a famiglie e parrocchie la cui presenza capillare sul territorio può costituire “un volano – dicono i vescovi – in questo processo di integrazione per sensibilizzare le comunità all’accoglienza”. “Purché – sottolinea mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Sessa Aurunca – gestire l’accoglienza non diventi ghettizzare. Occorre concretezza, senza cadere in umoralità del momento. Non possiamo mettere insieme duecento persone in case a loro dedicate: siamo per un’accoglienza diffusa, ma per piccoli numeri”.
Il timore dei vescovi della Campania è di diventare supplenti delle istituzioni. Lo dice il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, delegato CEC per la Carità: “L’importante è che i parroci non siano lasciati soli ad assumersi le responsabilità della gestione degli immigrati, così come devono essere chiari i tempi. La Chiesa da sempre accoglie gli immigrati e collabora con le istituzioni, ma non fa supplenza”. (Rosanna Borzillo – Avvenire)



