Migranti: tremila salvati in una sola giornata

Milano – Tremila persone salvate solo nella giornata di ieri: è una delle cifre più elevate registrate, anche tenendo conto che sono state recuperate in molte operazioni diverse.

1.200 sono stati salvati da navi della Guardia costiera italiana, 1650 dalle navi di Medici senza Frontiere e 300 circa dal Moas. Ma non finisce mai l’incubo dei profughi. Quello raccolto ieri da padre Mosè Zerai è di una tragicità che rasenta il surreale.

“Abbiamo ricevuto la telefonata di un barcone con a bordo 700 persone” racconta il sacerdote eritreo, punto di riferimento per molti di coloro che cercano salvezza in Europa: “Ci hanno riferito che erano già partiti 5-6 giorni fa ma dopo 5 ore in mare sono stati ricatturati e riportati in Libia, anche se non sanno indicare né da chi né dove”. Lì sono stati sequestrati e molti di loro picchiati. Poi, l’altra notte, sono stati fatti ripartire: “Abbiamo avvertito i soccorsi. A bordo ci sono molti feriti oltre a donne vicine al parto”.

È la prima volta che don Zerai sente una cosa simile: “Sono stati picchiati probabilmente a causa di una battaglia tra gruppi di trafficanti e loro ci sono finiti in mezzo. Quando le bande si sono messe d’accordo su come spartirsi i soldi, i profughi sono ripartiti”.

La telefonata (insieme a una seconda partita da un barcone con altre 700 persone, ma la cui storia è “standard”) è arrivata a Watch the Med, piattaforma online che monitora le morti e le violazioni dei diritti dei migranti alle frontiere marittime dell’UE, e che da un anno ha attivato un “alarm phone”, centralino a cui i profughi in viaggio possono chiamare.

Don Zerai è uno dei trenta volontari circa di diverse nazionalità ed etnie che in tutta Europa prestano servizio: “Quando il centralino, che è un numero francese, riceve la chiamata, smista la telefonata a uno di noi a seconda della lingua del chiamante. In questo modo garantiamo la perfetta comprensione del problema. Poi chiamiamo le autorità, avvertendole o accertandoci che abbiano ricevuto l’allarme”. Quello di Watch the Med non è un numero di soccorso: “Spesso chiamano prima noi della Guardia costiera. Oggi la maggior parte delle telefonate arrivano da imbarcazioni in mezzo al mare”. Al momento nessuno dei due barconi sembra essere tra i 3mila soccorsi ieri. (Alessandro BeltramiAvvenire)