Emigrazione oggi per studio e lavoro: dalla fuga allo scambio

Roma – Il percorso formativo e lavorativo dei giovani si caratterizza oggigiorno per una mobilità crescente, anche su scala internazionale. A dirlo questa mattina Marina Timoteo, Direttore AlmaLaurea intervenendo alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes: sui percorsi e sugli esiti di questa mobilità, a livello di laureati e dottori di ricerca, si concentra lo studio svolto sotto l’egida del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.

La documentazione presa in esame – ha spiegato Timoteo – trae origine dalle annuali rilevazioni condotte dal Consorzio, cui oggi aderiscono 72 Atenei italiani (91% del complesso dei laureati di ogni anno): l’indagine sul Profilo dei Laureati, che restituisce una dettagliata fotografia delle principali caratteristiche dei laureati italiani, e la rilevazione sulla Condizione occupazionale dei Laureati, che approfondisce invece la condizione formativa e occupazionale dei laureati dopo uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. Ai risultati di queste due consolidate rilevazioni si affiancano alcune considerazioni derivate da indagini ad hoc condotte in anni recenti proprio sul tema della mobilità verso l’estero (per studio e per lavoro).

I dati AlmaLaurea mettono in luce che decide di varcare i confini nazionali la popolazione più istruita, con alle spalle il maggior numero di anni di formazione e con carriere accademiche mediamente più brillanti, nonché origini sociali tendenzialmente più favorite. La mobilità formativa

incentiva la successiva mobilità lavorativa. Inoltre, i laureati italiani trasferitisi all’estero sono appagati dal punto di vista retributivo e della valorizzazione delle proprie competenze, tanto che ritengono difficile un rientro nel Paese d’origine, quanto meno nell’immediato futuro.

La riflessione sugli esiti dell’indagine ha, come inevitabile passaggio, quello relativo al fenomeno del “brain drain” (o fuga di cervelli). La perdita del capitale umano – ha aggiunto – più formato rappresenta un elemento di estrema criticità per il nostro Paese, che si traduce in fenomeni di polarizzazione sociale legati alla dispersione dei migliori talenti, spesso i più ricercati dal mercato del lavoro.

Su questo tema – ha concluso Timoteo –  è fondamentale approfondire la riflessione in vista della predisposizione di strategie di politica economica e di riforma istituzionale finalizzate a valorizzare le proprie risorse umane del Paese, anche attraverso la riqualificazione della sua classe dirigente. Tra gli strumenti utili a questo scopo, oltre a quelli tradizionali di sostegno all’attività innovativa, vi è anche la promozione di misure volte al rientro e alla circolazione dei cervelli. Una riflessione finale sarà, dunque, dedicata al tema del brain exchange, e del brain circulation, che si auspica possano sostituire il movimento unidirezionale in uscita del miglior capitale umano italiano.