Fmi: sessanta milioni di profughi

Washington – Il flusso di rifugiati in Europa è l’ultimo sintomo delle forti tensioni politiche ed economiche in Nord Africa e in Medio oriente: la crisi dei rifugiati cattura l’attenzione dei media nelle economie avanzate, ma non è un evento isolato. Questo il punto nodale dell’intervento del direttore generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, sottolineando che conflitti sono in atto in varie parti del mondo e ci sono quasi sessanta milioni di persone costrette a lasciare le loro case.

In un discorso tenuto durante un evento al Council of the Americas, a Washington, Lagarde ha spiegato che “la crisi dei rifugiati non è un evento isolato, per quando catturi l’attenzione dei media nelle economie avanzate. I conflitti sono in corso in varie parti del mondo e ci sono quasi sessanta milioni di persone nel mondo” che sono state costrette a lasciare la loro terra. Secondo Lagarde, la crisi di rifugiati in Europa e Medio oriente “non è solo una questione umanitaria, ma anche economica e colpisce chiunque. Tutti hanno l’obbligo di aiutare”. A parte le sofferenze “che spezzano il cuore e che derivano da conflitti e da migrazione forzata” ha continuato Lagarde, c’è un effetto economico: “Sono oltre duecento milioni le persone senza occupazione nel mondo; ineguaglianze in redditi e ricchezze sono in aumento e le donne continuano a essere svantaggiate sia nelle retribuzioni sia nelle opportunità nel mercato del lavoro”.

Nel frattempo, resta alta l’emergenza in Europa. In Ungheria sono entrati mercoledì 4.255 tra migranti e profughi, circa duemila in meno rispetto alla giornata precedente. Nel darne notizia la polizia locale, citata dai media serbi, ha precisato che solo in 83 casi l’attraversamento della frontiera è avvenuto dalla Serbia, tutti gli altri sono entrati dalla Croazia. Dall’inizio dell’anno gli ingressi illegali di migranti in Ungheria sono stati 291.618. Dall’entrata in vigore il 15 settembre delle nuove norme più severe contro l’immigrazione, sono stati avviati 351 procedimenti penali per attraversamento illegale della frontiera ungherese.

E sempre mercoledì il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ha detto che “l’Europa si sta finalmente muovendo nella direzione giusta” sulla questione dei migranti, ma all’interno dell’Unione “persistono posizioni egoistiche che guardano al problema in un’ottica esclusivamente nazionale”. Sentito dalla Commissione Schengen, il ministro ha fatto un quadro della situazione, partendo da un dato: dall’inizio dell’anno a oggi, sono sbarcati in Italia — quasi tutti provenienti dalla Libia — 130.577 migranti, circa ottomila in meno dello stesso periodo dell’anno scorso, mentre dalle frontiere esterne dell’Unione europea sono entrate complessivamente 506.000 persone, vale a dire il 213 per cento in più rispetto al 2014. Un dato che, secondo Alfano, dimostra “quello che dicemmo già due anni fa dopo la strage di Lampedusa: era inimmaginabile che un tale flusso di profughi utilizzasse solo la via che passa dalla Libia». La soluzione si basa su tre pilastri: il ricollocamento dei migranti, vale a dire la fine del trattato di Dublino, gli hotspot e i rimpatri. (Osservatore Romano)