Città del Vaticano – I gitani sono “ben consapevoli di essere figlie e figli amati dalla Chiesa che non fa distinzione di razza, cultura o lingua, ma allo stesso tempo vivono in una comunità sociale in cui vorrebbero trovare accoglienza e rispetto per la loro identità e dignità, senza discriminazioni e rigetto. Molti di loro vivono nelle periferie delle città, talvolta in condizioni di degrado”. E’ quanto ha detto questa mattina il card. Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti salutando papa Francesco all’inizio dell’Udienza con circa 5000 gitani da tutto il mondo giunti a Roma nel 50mo anniversario dell’incontro tra Paolo VI e i rom a Pomezia. “Numerosi anziani e giovani, padri e madri, non hanno mai ricevuto istruzione o preparazione professionale e non hanno un lavoro, ma tutti desiderano assicurare ai loro figli un futuro migliore”, ha detto il porporato che con il dicastero da lui presieduto, in collaborazione cn la Fondazione Migrantes, la diocesi di Roma e la comunità di Sant’Egio ha promosso l’iniziativa. “Sono passati cinquant’anni, ma la memoria di quel giorno – ha detto il card. Vegliò – è sempre viva nel popolo gitano. Molte volte abbiamo potuto contemplare il valore e il significato dello straordinario gesto di Papa Montini e ricordare le sue affettuose parole rivolte ai nomadi: ‘Voi nella Chiesa non siete ai margini […] Voi siete nel cuore della Chiesa’. Il popolo gitano ha fatto tesoro di quelle parole e se oggi si stringe attorno a Lei, come ad un Amatissimo Padre, lo fa per esprimere la gioia di essere nel cuore della Chiesa e per ringraziare di tutto il bene da essa ricevuto. In cambio, questa vicinanza ha portato alla nascita di molte vocazioni: un vescovo e oltre 170 tra sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose che oggi servono la Chiesa nel mondo”. (Raffaele Iaria)



