Città del Vaticano – Papa Francesco ricorda, nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, l’immagine biblica dell’accoglienza del forestiero come “accoglienza di Dio stesso”, esortando i migranti e i rifugiati “a non lasciarsi rubare la speranza e la gioia che viene dall’esperienza della misericordia di Dio”. Lo ha detto questa mattina il Card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e Itineranti, presentando il messaggio sul tema “Migranti e rifugiati ci interpella. La risposta del Vangelo della Misericordia”. Anche quest’anno, le sue parole – ha aggiunto – si collocano nel richiamo biblico all’icona della Santa Famiglia esule in Egitto, alla cui intercessione Papa Francesco affida la loro vita, e tutti coloro che dedicano energie, tempo e risorse alla cura delle migrazioni”.
Per il porporato la presenza di tante persone in movimento – migranti, profughi e persone in fuga dalle loro patrie – “interpella i singoli e le collettività, poiché sfida il tradizionale modo di vivere, la prospettiva, l’orizzonte culturale e sociale con cui tutti devono confrontarsi. Le difficoltà di tanti migranti e rifugiati esigono attenzione e sensibilità nei confronti di questa situazione globale”. “Non si può rimanere indifferenti e in silenzio – ha spiegato il responsabile del dicastero vaticano – di fronte a tante tragedie che accadono nel mondo. Non si può che esprimere il più sentito dolore di fronte a tali situazioni di sofferenza: sono uomini e donne – spesso poveri, affamati, perseguitati, feriti spiritualmente o fisicamente, sfruttati o vittime di guerra – che cercano una vita migliore”. Nel messaggio Papa Francesco sottolinea tre questioni “la questione dell’attuale crisi umanitaria nell’ambito della migrazione, esistente non soltanto in Europa ma presente in tutto il mondo”; “la questione dell’identità”: l’arrivo del migrante in un nuovo contesto sociale, “richiede un processo di mutuo adattamento ad una nuova situazione. Il migrante non può soltanto cercare di soddisfare le esigenze della propria esistenza, come trovare lavoro e un’abitazione, per stabilirsi bene nel nuovo luogo. Il suo inserimento nella nuova società richiede anche uno sforzo interiore che necessita altresì di cambiamenti negli elementi della sua identità per adattarsi al nuovo contesto sociale e culturale”; “la questione dell’accoglienza”. Il card. Vegliò sottolinea l’importanza di “coltivare la cultura dell’incontro. Si tratta di un concetto importante nel pensiero del Santo Padre poiché appare spesso nel contesto della migrazione. Infatti, il Papa l’ha già accennato nei suoi due messaggi precedenti per le Giornate Mondiali del 2014 e 2015. La cultura dell’incontro interpella tutti affinché ciascuno sia disposto non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri, e tende a costruire comunione e unità, il che implica anche uno scambio reciproco”.
Per il porporato la “complessità del fenomeno migratorio rende difficile separare i diversi aspetti, come quello politico o legislativo, quello umanitario o quello della sicurezza. La prospettiva della cultura dell’incontro implica lo sguardo alla persona del migrante nel suo insieme, con tutti i suoi aspetti. Anzitutto, non si riduce il fenomeno solo alle statistiche o ai numeri. Siamo di fronte a persone umane, che hanno un volto, una storia reale, una famiglia e concrete esperienze che non vanno trascurate. Questo è importante, poiché stiamo parlando dell’accoglienza di persone concrete, non di idee astratte”. Papa Francesco – ha poi aggiunto nel messaggio “la difesa del diritto di ciascuno a vivere con dignità, rimanendo nella propria Patria”. “Nello spirito della Gaudium et Spes, ogni persona ha il diritto ad emigrare – un diritto iscritto tra quelli fondamentali che spettano ad ogni essere umano. Ma oltre e prima di questo va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”, ha detto.



