Brescia – “Il quadro culturale catalano non favorisce in generale la pratica pastorale in quanto il riferimento culturale al cristianesimo è marginale”; “la mobilità e la precarietà della presenza italiana soprattutto giovanile frena l’azione pastorale che risulta essere molto frammentata”; la percezione della mancanza di una pastorale d’insieme per quel che concerne l’immigrazione a causa delle tante etnie diverse con le rispettive difficoltà d’inserimento e una chiara difficoltà da parte della chiesa locale ad aprirsi ad un profondo scambio ecclesiale”. Sono queste le principali difficoltà espresse oggi dal missionario italiano a Barcellona, don Luigi Usubelli, intervenuto alla tavola rotonda sul tema “Le città e le nuove emigrazioni italiane” promosso dalla Fondazione Migrantes all’interno del Convegno delle Missioni cattoliche Italiane in Europa in corso a Brescia. A Barcellona – ha detto il sacerdote durante la tavola rotonda moderata dal direttore del Sir Domenico Delle Foglie – la missione cattolica è “decisamente recente”. E’ infatti iniziata un anno fa a servizio dei circa 50mila italiani. “Va riconosciuto alla città di Barcellona – ha spiegato don Usubelli – di aver sviluppato in chiave multiculturale la propria innata vocazione internazionale proponendo un modello d’integrazione politico, sociale, culturale e religioso che si fondasse sulla scelta, a mio avviso lungimirante, di non cadere nella tentazione di concentrare persone della stessa provenienza in luoghi ben definiti per evitare l’abituale processo di ghettizzazione”. I quartieri di Barcellona registrano la presenza di moltissimi immigrati da tutto il mondo ma “non esiste un ‘barrio’ (quartiere) identificato etnicamente. E questo è il risultato di una sapiente pianificazione politica che fa di Barcellona una delle metropoli europee meglio integrate dal punto di vista dei diritti anche se la comunità cittadina fatica ad avviare un autentico processo d’integrazione”. Gli italiani che vivono in questa città “non si identificano – ha detto ancora il missionario – nella categoria di immigrati, soprattutto i giovani la cui abitudine alla mobilità sta facendo crescere la sensibilità europea con il risultato confortante di ‘sentirsi a casa’. Inoltre la vicinanza e la facile accessibilità all’Italia rende più sfumata la realtà del sentirsi straniero e lontano”. La comunità italiana celebra la liturgia domenicale non in una parrocchia fissa ma diversificando per “coprire” tutto il territorio “pastoralmente interessato”. La stessa cosa per tutte le attività pastorali. La Mci vuole aprire presto un sito internet della comunità italiana a Barcellona e creare occasioni per approfondire la cultura cristiana in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e la Casa degli italiani”.



