Brescia -“Le migrazione come il sintomo della iniquità, ingiustizia, malattia del presente”. Così mons. Luca Bressan, Vicario Episcopale per la cultura e la carità della diocesi di Milano, riassumendo il pensiero di Papa Francesco sulle migrazioni nella relazione “Nuova evangelizzazione e migrazioni: il magistero di Papa Francesco” che ha aperto, a Brescia, la quinta ed ultima giornata del Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa, promosso dalla Fondazione Migrantes. La Nuova Evangelizzazione come “sfida per la Chiesa”: “radicamento evangelico capace di parlare al mondo di oggi”; “capacità di porsi ai crocevia della vita sociale del proprio tempo”; “non avendo paura di prendere la parola in prima persona per testimoniare la propria fede”; “la ricerca attiva di momenti di comunione vissuta, nella preghiera e nello scambio fraterno”; una “predilezione naturale per i poveri e gli esclusi”; “la passione per le giovani generazioni e per la loro educazione”. Mons. Bressan sottolinea il “rischio di un’inerzia strutturale che è sempre in agguato: si possono aiutare – ha detto – le nostre comunità a far sì che l’obiettivo dal quale far dipendere le loro azioni non venga predeterminato dalle tante istituzioni create al servizio della pastorale, quanto piuttosto da un attento discernimento dei desideri dell’uomo (che giacciono anche dentro di noi credenti) e dalla voglia di farli germinare, per godere insieme della gioia del Vangelo. Forse è meglio uscire da tanti progetti, frutto dei frammenti in cui si è disarticolata la nostra pastorale o di un esercizio progettuale ideologico, per assumere un obiettivo più unitario e aderente al vissuto”. Da qui il bisogno aprire le strutture per “aprirle all’ascolto delle parole dei nostri contemporanei, che risuonano anche nei nostri cuori. Ascoltare lo smarrimento della gente, di fronte alle scelte drastiche che la crisi globale sembra imporre; raccogliere, curare con tenerezza e dare luce ai tanti gesti di buona umanità che pure in contesti così difficili sono presenti, disseminati nelle pieghe del quotidiano. Offrire strumenti che diano lucidità ma soprattutto serenità di lettura, convinti che anche oggi i sentieri che Dio apre per noi sono visibili e praticati”. Mons. Bressan ha quindi evidenziato come le migrazioni debbano diventare “luogo teologico per la Chiesa italiana ed europea. I migranti non sono un campo di specializzazione della Chiesa” ma guardare a loro come “il futuro della Chiesa”. Una Chiesa in uscita deve “lasciarsi interrogare dalle migrazioni”, ha concluso mons. Bressan.



