Brescia – In Svizzera la popolazione straniera più numerosa rimane quella degli italiani (15.3%). In questo Paese sono arrivati da gennaio a dicembre 2014, 11.092 italiani con un incremento del 7.7% rispetto al 2013. Il dato è stato fornito questa mattina dal coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Svizzera, don Carlo de Stasio, durante la terza giornata dei lavori del Convegno delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa, in corso a Brescia. Le MCI in Svizzera, ha detto il sacerdote, hanno percorso “un cammino lungo e impegnativo segnato da tappe e passaggi che nel corso degli anni hanno orientato la direzione di marcia; hanno scritto una gran bella storia ispirata dalla passione per la vita dei nostri connazionali emigrati in territorio elvetico, dall’amore per il Signore e la passione per la Chiesa”. Nel corso di più di un secolo, si sono avvicendati tanti volti di missionari e religiose, laiche e laici che “con intelligenza, generosità e impegno hanno dato un contributo notevole al bene delle comunità emigrate italiane in Svizzera”, ha aggiunto don De Stasio evidenziando che i “modelli pastorali attuati costituiscono ancora un cardine della pastorale migratoria e producono un gran bene”. Oggi – ha spiegato – la Chiesa locale e, al suo interno, le missioni linguistiche, avvertono “la necessità di forme nuove di pastorale migratoria finalizzate a vivere la dimensione della cattolicità e della comunione in una Chiesa pellegrina e migrante, popolo di Dio in cammino, ma facciamo fatica ad accettare questa sfida e a intraprendere con audacia, coraggio e creatività percorsi nuovi, più rispondenti a ciò che lo Spirito suggerisce oggi”. Per poter realizzare una pastorale di comunione – secondo il coordinatore delle MCI in Svizzera – è “indispensabile” che tra la Chiesa in Svizzera e la Chiesa in Italia si “rafforzi la collaborazione non solo per il bene delle comunità di missione già radicate in territorio elvetico ma anche per la presenza significativa di nuovi migranti dall’Italia che influenza la pastorale ordinaria, interpella le Chiese locali di partenza e di arrivo ed esige cooperazione fraterna”. Don De Stasio auspica “un maggior dialogo e confronto” tra “Migratio” e “Migrantes”, gli organismi preposti dalle due conferenze episcopali ad orientare la pastorale con i migranti e a curare i rapporti e la formazione dei Missionari. “Spesso – ha spiegato – non si è interpellati nella decisione di chiudere, fondere, ridurre il personale di una missione o esigere l’avvicendamento di un missionario; la decisione compete alla Chiesa locale e alle amministrazioni della chiesa cantonale ma, in un clima di collaborazione e cooperazione è opportuno e auspicabile il confronto e il dialogo per giungere ad una decisione condivisa e motivata”. (R.I.)



