Brescia – In Belgio attualmente ci sono 19 punti di riferimento per gli italiani; della pastorale si occupano 2 suore e 10 missionari. In Lussemburgo esistono 3 Missioni Cattoliche Italiane con 3 preti italiani al servizio delle missioni; un quarto sacerdote (lussemburghese) si interessa del personale della commissione europea. In Olanda 3 punti di comunità con un sacerdote francescano. L’età media dei missionari è di circa 70 anni con due soli sacerdoti under 50. I dati li ha forniti questa mattina il Coordinatore delle Missioni Cattoliche Italiane in Benelux, mons. Giovanni Battista Bettoni intervenuto alla tavola rotonda sul tema “La vita e i problemi, il futuro delle Missioni Cattoliche Italiane” che ha aperto la terza giornata del convegno europeo delle MCI promosso dalla Fondazione Migrantes e in corso a Brescia. Mons. Bettoni ha ripercorso il cammino della Chiesa belga verso le comunità italiane che invita ad un cammino di “inserzione-comunione” e dall’altra “si vede come nella pratica si affidi una parrocchia ad una comunità di origine straniera”, ha detto mons. Bettoni esprimendo una preoccupazione comune in diversi paesi d’Europa. “E’ difficile – ha spiegato – vedere come si possa camminare verso una comunione con le comunità locali quando si affida una chiesa ad una comunità che sarà tentata di vivere isolata proprio perché si vede ‘investita dell’autorità come parrocchia territoriale’”. Mons. Bettoni denuncia “la situazione di secolarizzazione nella quale vive la chiesa locale e da cui non sono assolutamente esenti neanche le nostre comunità di origine italiana”: “fino a poco tempo fa erano le comunità locali che avevano questo problema …oggi anche le nostre comunità non sono più ‘un’isola felice e protetta’. Anche le nostre comunità hanno perso ‘la seduzione” per potere essere punto di attrazione per le nuove generazioni. Rischiamo di essere punti di appoggio per le generazioni che si possono davvero chiamare emigrate ma che ora stano via via scomparendo”. “Questa situazione – ha detto – ci interpella e ci chiede non di ‘contare le nostre forze rispettive’, ma di fare ‘forza comune’ per annunciare Cristo come Salvatore… non fermandoci a volte troppo in contrapposizioni e battaglie di parte” . “Credo – ha concluso – che la nostra specificità e l’arricchimento che possiamo portare alla chiesa é continuare a vivere e proporre come cammino di ‘ chiesa di oggi’ la possibilità della coesistenza di comunità ‘territoriali’ accanto a comunità ‘di elezione’ dove il legame non è il territorio ma un sentire e una appartenenza che si porta in cuore”. Da qui l’invito a “rimettere in moto” degli incontri di riflessione affinché le commissioni episcopali delle due chiese “possano individuare modi di vedere e di agire per il cammino futuro e della vita delle nostre comunità e della presenza di sacerdoti dall’Italia che le sostengono”.



