Ccee: le migrazioni non vanno subite ma governate

St. Gallen – “Le migrazioni vanno prudentemente e responsabilmente governate e non subite”. Lo sottoliea oggi la commissione CCEE “Caritas in Veritate” nel giorno di San Martino, all’inizio delle celebrazioni dei 1700 anni della sua nascita. La commissione ricorda il  Messaggio dell’Assemblea Plenaria del CCEE del settembre scorso e nel quale si sottolineava che “la complessità di questo fenomeno, con le sue inevitabili differenziazioni, richiede da parte dei singoli Stati, le cui situazioni sono radicalmente diverse, molta attenzione al fine di rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate a causa di guerra, persecuzione, miseria. Gli Stati, attraverso le istituzioni necessarie, devono mantenere l’ordine pubblico, garantire la giustizia per tutti e offrire una generosa disponibilità per chi ha veramente bisogno, nella prospettiva anche di una integrazione rispettosa e collaborativa. Grande è l’impegno delle Chiese d’Europa che, seguendo le indicazioni del Santo Padre Francesco, collaborano con gli Stati, i quali sono i primi responsabili della vita sociale ed economica dei loro popoli. Le molte esperienze già in atto incoraggiano a proseguire ed intensificare ogni sforzo”. Per la Commissione del Ccee l’Europa non deve rinunciare alla “propria civiltà giuridica” nella gestione delle migrazioni che oggi assumono “l’aspetto di emergenze umanitarie”. L’Europa non deve rinunciare  anche “ai valori fondamentali della propria cultura che essa ha assimilato dalla tradizione della legge morale naturale che qui da noi è stata arricchita e veicolata dalla tradizione cristiana e che è pure presente in altre culture e religioni. Non può nemmeno – si legge nella riflessione – esimersi da un impegno comune a far fronte a questa emergenza non solo nella cosiddetta accoglienza dei profughi ma anche e soprattutto in una politica estera di efficace contrasto dei turpi interessi che stanno dietro questi fenomeni”. L’ Europa da sola “non può fare tutto”, “non può affrontare adeguatamente processi tanto importanti in una posizione di ritirata e di rinuncia a sé stessa. Deve, anzi, mostrare il proprio volto, il volto di un continente che ha conosciuto nella sua storia delle verità sugli uomini e sulla loro convivenza ed è disposto a spendere questa sua ricchezza con responsabilità”. (Raffaele Iaria)