Firenze – Da ateo e clandestino in Italia a sacerdote oggi a Firenze. Una storia molto commovente quella di Bledar Xhuli, è albanese, nato da famiglia atea e arrivato in Italia nel 1993 a 16 anni. L’ha raccontato lui stesso questa mattina nella cattedrale di Firenze portando la sua testimonianza davanti a Papa Francesco e ai delegati al quinto convegno ecclesiale della Chiesa Italiana in corso nel capoluogo toscano. Dopo anni trascorsi a dormire sotto i ponti dell’Arno, e mangiando alla mensa, alla fine approdò nella Canonica di don Giancarlo Setti, un sacerdote della periferia fiorentina, quella di San Gervasio. Prima – ha detto – “giravo tutto il giorno per cercare lavoro, ma senza documenti era impossibile. Suonavo nelle chiese per chiedere l’elemosina e un aiuto. La notte spesso non riuscivo a dormire per il freddo e l’umido, ma anche perché mi trovavo in una situazione peggiore di prima: e non potevo tornare indietro a causa dei tanti soldi presi in prestito per l’attraversata. Di nascosto dagli altri, la notte piangevo e gridavo la mia disperazione. Dio ascoltò la voce di un disperato”. Ed ecco l’incontro con don Setti: era il 2 dicembre 1993: “bussai alla chiesa di San Gervasio, non per chiedere l’elemosina, ma per ritirare una lettera. Il prete, don Giancarlo Setti comincio a chiedermi chi fossi e cosa facevo. Non mi diede l’elemosina, ma si interessava a me. Quando gli dissi che dormivo sotto il ponte e che avevo sedici anni, non riusciva a crederci. Cominciò a telefonare per chiedere aiuto a delle persone che conosceva ma la questione non era facile. Mi disse di tornare il giorno dopo promettendomi di trovare una soluzione”. Il giorno, non avendo trovato niente, il sacerdote gli disse: “per me ha bussato Gesù, per cui vieni e stai in casa mia”. “Mi fece – ha raccontato il sacerdote albanese – entrare ed abitare nella sua casa, come un figlio non per un giorno o un mese, ma per quasi dieci anni fino al 2002 anno in cui mori, in seguito ad una grave malattia. Una generosità e accoglienza che mi hanno sconvolto. E mi fece capire una grande verità: ero clandestino, non ero un delinquente. È stato il primo incontro con Cristo sebbene non ne ero consapevole”. Don Setti lo aiutò nell’avvicinamento alla fede, al battesimo, al diploma e alla laurea prima di entrare in seminario. Oggi, ha detto Bledar, “sono parroco di Santa Maria a Campi, una comunità vivace e generosa dove non manca il lavoro pastorale e quello spirituale”. (Raffaele Iaria)



