Firenze – L’accoglienza è “l’atteggiamento a cui siamo tutti chiamati nei confronti degli altri, e in particolare delle persone più fragile”.
E’ quanto si legge in una delle sintesi dei lavori del convegno ecclesiale di Firenze riguardante la “via” dell’abitare.
La sintesi è stata presentata ai convegnisti da Adriano FabrisOrdinario di Filosofia morale presso l’Università di Pisa.
Tra le tante “forme di fragilità” che richiedono “attiva attenzione” quella degli immigrati, “alla ricerca di quel futuro che nelle loro terre d’origine è loro negate” e quella di tutti coloro che sono “messi ai margini di un mondo che è impietoso nei confronti di chi non si uniforma alle proprie strutture economiche e sociali”. Ma fare i conti con questo non significa – è stato sotolineato nei gruppi di lavoro – “limitarsi al gesto, pur importantissimo, del dare: bisogna far emergere la dignità delle persone, bisogna metterle in grado di sentirsi utili, di sentirsi in grado di restituire qualcosa di ciò che hanno ricevuto. Una relazione buona, un’accoglienza vera, non sono semplice assistenzialismo”. Accogliere significa anche “accompagnare e fare alleanza. Accompagnare le persone che hanno bisogno di noi; accompagnarle nelle difficoltà, nella malattia, anche nella morte. E tutto questo nei luoghi in cui viviamo tutti i giorni”.
E’ quanto si legge in una delle sintesi dei lavori del convegno ecclesiale di Firenze riguardante la “via” dell’abitare.
La sintesi è stata presentata ai convegnisti da Adriano FabrisOrdinario di Filosofia morale presso l’Università di Pisa.
Tra le tante “forme di fragilità” che richiedono “attiva attenzione” quella degli immigrati, “alla ricerca di quel futuro che nelle loro terre d’origine è loro negate” e quella di tutti coloro che sono “messi ai margini di un mondo che è impietoso nei confronti di chi non si uniforma alle proprie strutture economiche e sociali”. Ma fare i conti con questo non significa – è stato sotolineato nei gruppi di lavoro – “limitarsi al gesto, pur importantissimo, del dare: bisogna far emergere la dignità delle persone, bisogna metterle in grado di sentirsi utili, di sentirsi in grado di restituire qualcosa di ciò che hanno ricevuto. Una relazione buona, un’accoglienza vera, non sono semplice assistenzialismo”. Accogliere significa anche “accompagnare e fare alleanza. Accompagnare le persone che hanno bisogno di noi; accompagnarle nelle difficoltà, nella malattia, anche nella morte. E tutto questo nei luoghi in cui viviamo tutti i giorni”.



