L’apporto dei migranti: “spinta per l’Europa”

Bruxelles – I vasti flussi di migranti potrebbero aiutare l’economia europea. Parola della Commissione Europea, che ha dedicato un intero inserto nel quadro delle sue previsioni economiche d’autunno pubblicate ieri. E già perché, come ha detto il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, “in caso di piena integrazione sarà possibile un aumento del Pil dello 0,2-0,3%” entro il 2017. Non certo cifre colossali, ma comunque, ha detto ancora il commissario, smentiscono “quanti dicono che i flussi siano un puro aggravio di costi”. Parole che vanno combinate con un annuncio che certamente colpisce: secondo la Commissione, entro il 2017 arriveranno nell’Ue tre milioni di migranti, con un aumento (al netto della stima delle espulsioni) dello 0,4% della popolazione europea. Certo, spiega Bruxelles, questi massicci arrivi sulle prime “creano considerevoli sforzi su numerosi stati membri, sia di transito, sia di destinazione”. E questo,

nell’immediato, si traduce effettivamente in costi, che la Commissione stima a “massimo lo 0,2% del Pil” nel 2015 sia per i paesi di transito, sia per quelli di destinazione. Per la cronaca, per la Svezia, l’impatto è più alto, lo 0,5% del Pil. Se questo riguarda l’immediato, a medio-lungo termine si può avere un impatto sulla crescita “positivo quando i migranti sono ben integrati nei mercati del lavoro dei paesi che li ospitano”. Anzi, “la ricerca indica che migranti extra-comunitari in genere ricevono meno in benefici individuali di quanto essi contribuiscano in termini di imposte e contributi”. E il loro vantaggio può essere particolarmente evidente “per stati membri con una popolazione che invecchia e una forza lavoro che diminuisce”. Naturalmente la prudenza è d’obbligo, perché i risultati per la crescita, ammette la Commissione, variano molto a seconda del grado di integrazione e di qualificazione dei migranti. Inoltre la cifra dell’incremento dello 0,2- 0,3% del Pil è legato alla stima di tre milioni di arrivi, se saranno, ad esempio, due milioni, dice la Commissione, l’impatto sul Pil scende allo 0,1-0,2% – della serie: meglio di più che di meno. Infine, è chiaro che se questa è la media, “l’impatto – avverte ancora il rapporto – può essere più o meno significativo per alcuni paesi”, e soprattutto “più per i paesi di destinazione che di transito”, per ovvie ragioni: è nei primi che lavoreranno, pagheranno tasse, contributi, e consumeranno. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)