Comunicare le migrazioni: ieri sera un convegno Ucsi a Roma

Roma – “La migrazione economica in Italia si è fermata. E’ un segno significativo della crisi che stiamo vivendo”. Nello stesso tempo se si ferma l’immigrazione, “l’economia del nostro Paese rischia una battuta d’arresto”.

A dirlo è stato ieri sera il Direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego intervenendo al convegno “Comunicare le migrazioni, sfida per l’informazione” promosso a Roma dall’Ucsi Lazio. L’Italia – ha spiegato mons. Perego rispondendo alle domande del moderatore, Fabio Bolzetta di Tv2000 –  ha bisogno di persone che si dedicano alla cura degli italiani, soprattutto anziani o con problemi di salute, e di manodopera nel terzo settore e nell’agricoltura. Oggi si punta il dito verso coloro che “noi accogliamo – circa 100mila – perché abbiamo paura per la sicurezza. Non ci si preoccupa, invece, di coloro che arrivano da paesi ricchi solo perché hanno disponibilità economiche”.  Nel nostro Paese, secondo il direttore di Migrantes,  “non si è capito che stava cambiando uno scenario di guerra e disastri ambientali. L’Italia non era pronta e nemmeno l’Europa”. “Oggi 1 persona su 4 è accolta dalla Chiesa”. Si tratta di “un gesto concreto attraverso piccole strutture con cui avviare una sfida, affinché nasca un nuovo servizio di accoglienza per persone che se vogliono possono rimanere per ricominciare la loro vita oppure avere le basi per ripartire”.

Critico verso l’informazione il caporedattore del mensile “Confronti”, Mostafa El Ayoubi, sottolineando che a  volte l’informazione è poco informata, Nessuno dice, infatti che “l’86% delle persone che lasciano la propria casa si spinge verso il Sud e non il Nord del pianeta”. “Quando parliamo di immigrazione dovremmo spingerci a capire meglio le motivazioni. La gran parte delle persone vorrebbero rimanere nei loro Paesi ma non possono a causa di guerre e povertà”, ha rimarcato chiedendo che i media recuperino “la funzione di controllo dei grandi poteri altrimenti potrebbero essere usati per giustificare nuove guerre come è accaduto nel 2003 per il caso delle fantomatiche armi di distruzioni di massa detenute in Iraq”.

Anche i “colleghi giornalisti” hanno bisogno di mettersi davanti a questo tema con maggiore attenzione, ha detto il presidente dell’Ucsi Lazio, Raffaele Luise invitando tutti a guardare queste persone con “occhi diversi” mettendo al primo posto la “loro dignità” ma anche il “loro diritto a emigrare. Siamo del resto tutti figli di immigrati”. Per fare questo – ha detto Luise – “dobbiamo ascoltare le persone che arrivano da noi con le loro storie di sofferenza” per poi “raccontarlo nei servizi giornalisti che facciamo”. (Raffaele Iaria)