Roma – Un monumento in memoria dell’emigrazione ucraina al santuario di Zarvanytsia è stato inaugurato durante la visita di una delegazione della Fondazione Migrantes in Ucraina conclusasi sabato.
La benedizione del monumento presso il santuario mariano è iniziata con una Liturgia Pontificale nella cattedrale di Zarvanutsia presieduta da mons. Vasyl Semenuik, Arcivescovo Metropolita dell’Arcidiocesi di Ternopil-Zboriv e concelebrata da mons. Josyf Milan, vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Kyiv, responsabile del dipartimento della pastorale migratoria. Dopo la liturgia il rito di benedizione del monumento presieduto da mons. Milan al quale hanno partecipato mons. Gian Carlo Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes e mons. Pierpaolo Felicolo direttore della Migrantes di Roma – che guidavano la delegato dell’organismo pastorale della Cei – il Coordinatore Nazionale per gli ucraini in Italia don Volodymyr Voloscyn, il Rettore della Basilica di Santa Sofia a Roma e già coordinatore nazionale don Marco Yaroslav Semehen. Il progetto del monumento è iniziato cinque anni fa su iniziativa di don Vasyl Potochniak, primo Coordinatore Nazionale per gli ucraini in Italia, scomparso un anno fa. Il progetto è stato realizzato da un scultore di Kyiv Oles Sydoryk, con il sostegno economico della Fondazione Migrantes e i contributi delle comunità ucraine emigrate.
Il contributo e la partecipazione all’inaugurazione del monumento agli emigranti ucraini, vuole essere un “segno di riconoscenza e di vicinanza delle nostre Chiese in Italia ai tanti emigranti presenti nelle nostre comunità, soprattutto donne, di cui non sempre consideriamo il sacrificio di lasciare la propria terra e la famiglia”, ha detto mons. Perego al termine del viaggio che è stato anche l’occasione per visitare a Kiev la piazza di MaiDan, dove vennero uccisi 100 giovani ucraini, e per pregare per la pace in questo Paese nella chiesa di legno costruita nel luogo dell’eccidio, tra lapidi e fotografie a ricordo.
“E stato anche importante conoscere e condividere il dramma dei molti profughi accolti nelle strutture ecclesiali ucraine, in continuo aumento a causa della guerra ancora in corso, nonostante la tregua di Minsch del 2015, e che vede in pericolo nella zona franca al confine con la Crimea almeno 100.000 civili, tra cui molte donne e bambini”, ha aggiunto mons. Perego. (Raffaele Iaria)



