Lampedusa – Non può esserci giubilo né Giubileo se ci sono fratelli che soffrono e che muoiono, così come non può esserci misericordia se non ci sono gesti concreti che raggiungono l’anima e il corpo dell’uomo”. Guardando verso il Canale di Sicilia, il Cardinale Francesco Montenegro ha pregato e ammonito da un luogo laico quale è la Porta d’Europa, opera d’arte eretta sugli scogli di Lampedusa, adesso diventato luogo giubilare.
“Nelle persone che stanno bussando – ha detto –, in chi attraversa le nostre vie in attesa di una sistemazione dignitosa e in quelle adagiate su tanti marciapiedi delle nostre città, c’è Cristo, lo stesso Cristo – ha aggiunto – che noi adoriamo in chiesa, lo stesso di cui ci nutriamo nell’Eucaristia e che consola la nostra anima. A noi tocca non perdere l’occasione di rispondere con il Vangelo della misericordia fatto di gesti concreti, di generosità, di braccia che si allargano come quelle di Gesù sulla Croce”. Deponendo in mare una corona di fiori, Montenegro ha aggiunto: “Oggi non riusciamo neanche più a contare quanti perdono la vita attraversando questo mare e dobbiamo accontentarci di stime provvisorie, come se dire di ventimila o di trentamila morti fosse la stessa cosa, come se la perdita anche di un solo uomo non fosse una tragedia, come se non dovessimo rendere conto a Dio di ogni nostro fratello. Piangiamo sulla nostra indifferenza – ha chiesto -, sulla crudeltà che c’è nel mondo e in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio – economiche che aprono la strada ai drammi ai quali non vogliamo, non dobbiamo abituarci”. (Chiara Ippolito)



