Reggio Calabria – Felice combinazione già prevista nel calendario diocesano per l’Anno Santo della Misericordia: dare rilievo al Giubileo dei Migranti facendolo coincidere con la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ne riceve un rilievo del tutto particolare, al di là del tradizionale; primo fa tutti la processione, a partire dalle ore 17.00 dalla Chiesa di S. Agostino alla cattedrale, dove l’arcivescovo, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ci attende per la celebrazione eucaristica delle 18.00. Tutto previsto e programmato anche nel dettaglio, eccetto quell’infuriare di vento misto a ricorrenti scrosci di pioggia. Eppure, a dispetto di quel tempo proibitivo, mentre tanti ci precedono e si rifugiano direttamente in cattedrale, altri delle varie etnie si danno appuntamento in Piazza S. Agostino con le proprie bandiere e con abiti sfarzosi più estivi o di mezza stagione che invernali. Dopo alcune istruzioni e una solenne benedizione, ci si incammina verso il duomo: un pellegrinaggio scandito da declamazioni, canti e preghiere; di tanto in tanto viene pure annunciato un qualche articolo della “Carta giubilare dei diritti e doveri di migranti e profughi”, la cui prima stesura è stata già abbozzata in questi giorni, ma che verrà riveduta, rifinita, integrata da una apposita équipe nel giro di quattro mesi, in tempo utile per essere poi pubblicata e diffusa ampiamente per la Festa dei Popoli, il 15 maggio. Piace chiamare pellegrinaggio questo nostro lento camminare, si spiega alla gente; perché la parola ha una certa sacralità, evoca il lungo e aspro camminare degli Israeliti nel deserto, sorretti, pur fra tante prove, stanchezze e infedeltà, dalla parola del Dio fedele, paziente e misericordioso, che assicura più volte a Mosè: “Ho compassione, ho misericordia di questo popolo”. Si giunge con buon anticipo davanti al duomo, dove si entra, sempre cantando, per la Porta Santa; si prende il proprio posto assiepando soprattutto le prime file e lì si prosegue a scandire qualche altro articolo della Carta dei diritti e dei doveri, si fanno le prove dei canti, si prega in silenzio fino allo scoccare delle ore 18.00, quando il Vescovo con i concelebranti e diaconi è già in presbiterio alla sua sede. All’inizio della celebrazione il direttore diocesano della Migrantes, padre Bruno Mioli, saluta e ringrazia Mons. Morosini prendendo lo spunto dalla lettera di S. Ignazio di Antiochia che la Liturgia delle Ore ci propone proprio in questo giorno; il santo vescovo di Alessandria sta navigando in catene verso Roma dove sarà sbranato dalle fiere e scrive lettere di incoraggiamento ai cristiani di varie Chiese, compresa quella di Efeso, dove dice: “Se la preghiera fatta da due persone assieme ha tanta efficacia (come assicura Gesù), quanta più non ne avrà quella del Vescovo e di tutta la Chiesa! Ecco, questa sera noi qui presenti rappresentiamo tutta la Chiesa di Reggio Calabria-Bova, arricchita dai fratelli venuti da lontano, dai quattro venti, e siamo in preghiera col nostro Pastore, col nostro Vescovo: grazie Eccellenza, grazie Padre Giuseppe!”. Nella Liturgia della Parola non fa difficoltà l’alternarsi delle varie lingue nella proclamazione delle letture, come poi nella la Preghiera dei fedeli, dato che tutti i presenti seguono attentamente in apposito dépliant la traduzione italiana. Alla presentazione delle offerte tre doni in particolare attirano l’attenzione, un’attenzione che non è curiosità ma coinvolgimento: non doni preziosi, come quelli dei Magi, ma una rozza croce ricavata dal legno dei barconi che si sono infranti contro le coste del Mare Nostrum; un paio fra le migliaia di infradito che i nostri volontari distribuiscono a chi approda al nostro porto con i piedi scalzi e logori; una tuta bianca come quella fatta indossare a quanti stremati di forze, hanno urgente bisogno di controlli e cure sanitarie nella nostra città. Veramente non manca l’incenso, quello con cui gli sri-lankesi accompagnano per cospargerli di profumo intenso. Prima della presentazione dei doni il Vescovo ci intrattiene con un’ampia e molto articolata omelia sul tema della Giornata: purtroppo non è possibile farne anche una rapida sintesi; basti dire che è tutta concentrata su una parola: accoglienza, bellezza e dovere morale dell’accoglienza in ambito ecclesiale e civile; imperativo categorico per chi prende sul serio il Vangelo. A conclusione della celebrazione viene distribuita la Preghiera per l’Anno Giubilare composta da Papa Benedetto, stampata in una finta ma elegante pergamena in un migliaio di copie e recitata coralmente da tutta l’assemblea. Questa è la parola fine, salvo che il vescovo si è amabilmente intrattenuto sulla scalinata del presbiterio per la foto ricordo con vari gruppi di immigrati. Foto che renderà memorabile chissà per quanto tempo questa Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato assieme a questo Giubileo della Misericordia degli Immigrati. (B.M.)



