Lampedusa: per la GMM l’apertura della Porta della misericordia

Lampedusa – La porta della misericordia a Lampedusa l’ha già aperta tanto tempo fa. Non spalancando i battenti di legno del Santuario, ma diventando terra di approdo di decine di migliaia di migranti venuti dal mare. «Questa è una piccola comunità che, nella sua fragilità, rappresenta il mondo» dice il parroco dell’isola, don Mimmo Zambito, alla vigilia di un evento che darà merito alle capacità dimostrate dai lampedusani negli ultimi drammatici anni in prima linea sul

Mediterraneo. L’apertura del Giubileo a Lampedusa, infatti, una delle Porte Sante scelte nell’arcidiocesi di Agrigento, coincide con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Sabato

alle 16, il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presiederà la celebrazione dei Vespri e aprirà la Porta Santa nel santuario della Madonna di Porto Salvo, nella più grande delle Pelagie. Domenica, invece, alle 9.30, ci sarà un momento di preghiera e riflessione davanti alla “Porta d’Europa”, il monumento con vista sul mare che più di tutti rappresenta il dramma delle migrazioni. Alle 11, poi, nella parrocchia San Gerlando, la celebrazione presieduta dal cardinale Montenegro e la consegna del crocifisso, dono di papa Francesco alla comunità di Lampedusa.

Si tratta di un Cristo inchiodato su una croce fatta da remi di barche, donato da Raúl Castro al Papa durante la visita a Cuba. Proprio il Pontefice ha voluto che questo Crocifisso abbracciasse la comunità di Lampedusa, la “periferia” scelta dal Papa per il suo primo viaggio apostolico. Un gesto che è segno «dell’amore che il Papa ha per l’arcidiocesi di Agrigento e per Lampedusa e se il Papa ci stima così e ci vuol bene così, per noi – ha detto Montenegro – diventa una responsabilità ancora più grande». Alla celebrazione saranno presenti anche l’autore del crocifisso, Alexis Leyva Machado, e l’ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede, Jorge Quesada Concepción. L’evento cade in un momento particolarmente delicato nella vita di questa perla del Mediterraneo. Fino a pochi giorni fa la protesta di 200 eritrei contro le procedure di identificazione e l’appello del sindaco Giusi Nicolini e del parroco don Zambito a rivedere la situazione dell’hotspot, che sta mostrando tutte le sue criticità. Fra i motivi della protesta le carenti informazioni ricevute nei centri circa le destinazioni stabilite dalle quote di ricollocamento, l’impossibilità per i migranti di esprimere preferenze tra i Paesi di destinazione e le enormi difficoltà riscontrate nel richiedere il ricongiungimento familiare. Nella struttura di contrada Imbriacola ci sono circa 400 migranti. «Dobbiamo ricordarci che stiamo parlando di persone, che con questo vuoto legislativo sugli hotspot rischiano di essere schiacciate» afferma don Zambito, mentre prepara la parrocchia all’evento dell’apertura del Giubileo. «La comunità ha convocato famiglie, ragazzi per proposte di riflessione, impegno, giornate intense di contatto con gli ospiti eritrei, momenti di preghiera – dice il parroco –. C’è un valore pedagogico di Lampedusa che accoglie. Questo Cristo crocifisso, che dal nuovo mondo arriva al centro del Mediterraneo, troverà nell’abside il posto che gli spetta. Un dono e un impegno per tutti». (Alessandra Turrisi – Avvenire)