Un genocidio dimenticato

Roma – Dello sterminio nei lager il popolo zingaro non ha memoria. “Non ne parla mai, nessuno ha voglia di ricordarlo, rom e sinti non celebrano la giornata del 27 gennaio. Sanno che c’è stata una persecuzione nei loro confronti, ma c’è poca coscienza collettiva”. A dirlo è Carla Osella, sociologa e presidente di Aizo (Associazione italiana zingari oggi), che ha svolto una ricerca sul campo durata 7 anni, raccolta nel libro Rom e sinti. Il genocidio dimenticato (Tau, 2013). Un opera completa uscita nella collana dei “Quaderni” Migrantes e che racconta un vero e proprio massacro. “Nella cultura rom – dice Osella in una intervista al fattoquotidiano.it – i morti sono sacri e il sacro diventa una specie di tabù, se ne deve parlare il meno possibile. Solo i più colti affrontano l’argomento. Il grido di dolore lo vivono nella lotta per la sopravvivenza e non per lo sterminio. Un atteggiamento legato alla loro condizione precaria e fatalista. Ma è importante che ricordino la persecuzione nazista, significa dare dignità a un popolo che ha pagato ingiustamente con la vita. Dovrebbero diventare più coraggiosi e dare voce a questo dramma”.