Fondazione Moressa: diminuiscono i detenuti stranieri

Milano – Negli ultimi 5 anni i detenuti stranieri sono diminuiti del 30%. Solo il 4,4% è in carcere per reati legati all’immigrazione clandestina, questione al centro del dibattito politico ma nei fatti poco significativa per la giustizia italiana». I ricercatori della Fondazione Leone Moressa – l’istituto di Studi nato nel 2002 da un’iniziativa dell’Associazione Artigiani e piccole imprese di Mestre Cgia – non hanno dubbi: il reato di clandestinità «è inefficace». E i dati del Ministero della Giustizia lo

confermano. «Negli ultimi anni, il massiccio arrivo di profughi sulle coste italiane e nei centri di accoglienza presenti sul territorio ha alimentato le paure dell’opinione pubblica sul tema della sicurezza – spiegano i ricercatori dell’istituto specializzato nello studio delle fenomenologie e delle problematiche relative alla presenza straniera sul territorio – Ma l’emergenza profughi ha realmente

inciso sulla criminalità?». Per rispondere alle polemiche sulla criminalità e la sicurezza pubblica che da sempre accompagnano il dibattito sull’immigrazione, la Fondazione ha esaminato i dati del Ministero della Giustizia al 31 dicembre 2015, in particolare quelli sulla presenza straniera nelle carceri italiane. «I detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane sono 17.340, ovvero un terzo della popolazione carceraria complessiva – spiegano – e pur rappresentando un numero significativo, sono diminuiti dello 0,7% nell’ultimo anno e del 30,5% negli ultimi cinque anni». Le regioni con più detenuti stranieri sono Lombardia, Lazio e Piemonte. L’incidenza percentuale varia dal 10,8% del Molise al 70,4% del Trentino Alto Adige, in cui però probabilmente pesa la componente austriaca. Mediamente, nelle regioni del Nord si registra una presenza straniera più significativa: oltre la metà in Liguria (53,1%) e in Veneto (52,2%).Le prime tre nazionalità, che insieme comprendono quasi la metà dei detenuti stranieri, sono Marocco (16,4%), Romania (7,1%) e Albania (1,0%) mentre la presenza femminile si attesta mediamente al 4,6%. Valore che tocca i massimi livelli tra i Nigeriani (13,7%) e i cittadini nati nell’ex Jugoslavia (11,1%). Molto limitata, invece, tra le nazionalità nordafricane. Negli ultimi cinque anni, tutte le nazionalità hanno registrato un calo, ad eccezione dell’Egitto (+25,9%). Significative le diminuzioni del Nordafrica: ad esempio, il Marocco ha visto un calo del 46,2%, la Tunisia del 39,4% e l’Algeria del 57,0%. «In realtà, gli stranieri commettono prevalentemente reati legati alle condizioni di povertà – spiegano dalla Fondazione – evidenziando che la criminalità è correlata più alla marginalità sociale che alla presenza di immigrati». I reati più diffusi tra la popolazione straniera sono i reati contro il patrimonio, quelli contro la persona e quelli legati alla droga: furti, rapine e spaccio. «Il reato di clandestinità è stato introdotto nel 2009 (governo Berlusconi), rendendo “rilievo penale” l’ingresso

o il soggiorno irregolare sul territorio italiano – rimarcano i ricercatori – Nell’ aprile 2014, con una

legge delega, il Parlamento ha incaricato l’esecutivo di intervenire con decreto legislativo per cancellare il reato entro 18 mesi. Ad oggi, ben oltre il termine, previsto, tale provvedimento è ancora in discussione». «Pur trattandosi di un tema molto delicato per l’opinione pubblica, i dati

del Ministero della Giustizia evidenziano l’inefficacia di questo reato: meno di 1.500 persone sono in carcere per reati legati alla condizione dello straniero. In 5 anni i detenuti per clandestinità sono

diminuiti drasticamente (-65,9%). Allo stesso modo, considerando la difficoltà di individuare il patrimonio di chi risiede o entra illegalmente in Italia, anche le pene pecuniarie non sembrano molto efficaci». (DANIELA FASSINI – Avvenire)