La GMM e gli studenti stranieri

Firenze –  Papa Francesco, nel suo Messaggio per la Giornata Migranti 2016 («Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia»), non fa direttamente cenno – come altre volte – agli studenti internazionali provenienti dal Sud del mondo. Ma il contenuto del testo parla implicitamente di loro, quali soggetti strategici di positive relazioni internazionali, promotori di cooperazione, potenziali attori per il miglioramento delle condizioni di vita del proprio paese, a vantaggio di tutti.

Il Vangelo della misericordia, infatti, reso esplicito dalla dottrina sociale, chiama con urgenza a promuovere lo sviluppo dei popoli che lottano e soccombono sotto il giogo della fame, delle malattie endemiche, della mancanza di scuole e di strutture formative, o in preda a regimi che impediscono la libertà e non rispettano l’uomo e la donna. E plaude a chi cerca di recuperare nella propria dimensione culturale, i valori che promuovano la dignità della persona umana, la coesione sociale, la solidarietà, la pace. Già la Populorum Progressio, nel 1967, denunciava il dramma degli studenti e dei lavoratori immigrati, affermando che essi rischiavano di perdere il senso dei valori spirituali e della stessa vita, nell’impatto con un mondo diverso dal proprio, extrafamiliare e più complesso, in preda a una profonda crisi di identità. Il Messaggio ci pone – come comunità ecclesiale – alcuni interrogativi, di fronte ai giovani che si aprono a una esperienza completamente nuova e difficile, come quella dello studio, lontani dalla propria terra e dalla propria famiglia, alla quale ci si può rivolgere nei momenti più delicati trovando conforto.

La nostra civiltà, sorta dall’incontro dell’umanesimo greco con quello giudaico e cristiano si fonda sul valore dell’ospitalità, sul valore dell’accoglienza. Lo stesso Islam riconosce nel «Volto» di Dio misericordioso e nell’attenzione al povero (Zakat) questo stesso valore. Ospite nel nostro linguaggio è colui che è accolto ed è anche colui che accoglie: in questa parola c’è il senso della reciprocità del dono. L’Europa deve recuperare sempre questo valore, altrimenti perderà la sua anima, la sua vitalità. Come accogliere questi giovani, nel periodo più significativo per la loro formazione, in modo che si sentano a casa? Come conoscere e promuovere la dimensione culturale o religiosa, rispettandone la diversità? Come coinvolgerli affinché siano protagonisti della costruzione della città nella quale si trovano, facendo propria la prassi della partecipazione e – particolarmente coloro

che condividono la fede cristiana – possano offrire il proprio contributo umano e spirituale alla nostra chiesa locale, sentendosi accolti come parte di una stessa famiglia? Come Chiesa abbiamo di fronte una grande sfida insieme e una grande responsabilità, riguardo a questi giovani. «L’umanesimo cristiano non è astratto», chiama ciascuno di noi singolarmente e come Chiesa a porsi al fianco di questi studenti, rispettandoli e valorizzandoli come uomini che vivono oggi e offrendo loro occasioni e luoghi per sperimentare la bellezza della relazione e del dialogo; del reciproco amore, come percorso e al tempo stesso come meta della nostra vita di uomini. (Maurizio Certini – Direttore del Centro Internazionale Studenti «G. La Pira» – Firenze)