Milano – “Al di là di tutte le diversità di cultura, etnia e religione, siamo un’unica famiglia umana e questo per un cristiano come pure per un musulmano che creda in Dio, è un dato di fatto molto importante ma, purtroppo, anche per la radice del male che sta in noi, largamente dimenticato oggi”. E’ quanto ha detto ieri il card. Angelo Scola durante la messa dell’Epifania con le comunità etniche presenti a Milano- «Spesso – continua – ci smarchiamo gli uni dagli altri e, per affermare il giusto valore di una nazione o di un popolo, perdiamo il senso dell’appartenenza a questa unica famiglia. Invece, c’è un’esperienza, al di là delle tradizioni, che ci accomuna come uomini. Per noi cristiani, proprio la festa dell’Epifania – ha spiegato il presule – indica come Dio è venuto perché noi potessimo essere figli nel Figlio dell’unico Padre. Credo che l’ospitalità che, non a caso, è sempre stata praticata dall’umanità, sia fondamentale. Questo non vuol dire nascondersi i problemi perché è chiaro che il meticciamento di popoli, in atto in tutto il pianeta, è un fenomeno che ci farà penare ancora per decenni. Occorre guardare in faccia la realtà, con molto realismo, evitando gli estremismi inutili”. Il card. Scola ha poi invitato a pranzo una famiglia musulmana di origine palestinese: “ho voluto fare questo piccolo gesto perché, come ci ripete il Santo Padre, senza ospitalità il nostro essere uomini si impoverisce». Un segno «piccolo», come lo definisce, ma tanto più importante oggi, in un momento in cui infuriano le polemiche sull’accoglienza, anche a livello comunale. «È evidente – commenta l’Arcivescovo – che una situazione che sta diventando strutturale, come quella dell’immigrazione che non è più pura emergenza, generi conflitti. Bisogna viverla “dall’interno”, trovando la strada per dialogare e capire chi deve rinunciare a cosa in qualche occasione. È giusto dare a chi è italiano come a chi viene da fuori, ma ci si deve mettere attorno a un tavolo per decidere insieme, trovando una via di uscita adeguata per risolvere l’uno e l’altro dei problemi».



