Bologna – “Oggi sentiamo la gioia di essere in tanti, diversi, eppure riuniti nella stessa famiglia. Non ospiti. Non colleghi, ma fratelli, cercatori assieme di questo re di amore, viandanti tutti in questa unica casa comune che è la terra. Perché siamo tutti come i magi cercatori di speranza”. A dirlo è stato ieri l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, celebrando la “Messa dei popoli” nella cattedrale di San Pietro.
“Dio- ha detto il presule davanti alle tante comunità etniche presenti – si manifesta. È misericordia: apre il suo cuore alla nostra miseria! Gli uomini curano tanto l’apparenza, spesso nascondono il cuore e mostrano quello che non sono. Dio mostra la sua luce perché la nostra vita non sia nel buio. Non ci abbaglia. Infatti tutta la luce di cui parla il profeta Isaia è quella di un bambino. Dio si manifesta nella debolezza degli uomini. Gli uomini invece si impongono, pensano che essere grandi significhi non dipendere da nessuno… Noi cerchiamo le cose importanti nei luoghi che danno successo, forza, potere. La luce i magi la trovano in periferia, a Betlemme”.
Per il presule “tutte le genti sono chiamate”: “se dimentichiamo questo facilmente entriamo nella logica di Erode” aggiungendo poi che l’Epifania “la vede chi cerca, chi va per strada! Non ci mettiamo in cammino perché abbiamo tutte le risposte e le sicurezze. La paura consiglia sempre di rimandare. Dobbiamo rischiare come i magi che non se ne stanno nascosti nelle loro case, ma seguono la stella e cercano il re dei giudei che è nato. Non restano a discutere tra di loro, a confrontarsi, a chiacchierare, ad aspettare sempre qualcosa o qualcuno. E vale anche per noi: se non smettiamo di confrontarci inutilmente, spesso solo per vanità, per difendere il nostro protagonismo, il personale potere, non troviamo niente di nuovo e restiamo senza speranza. I mondi chiusi restano senza futuro”.
“Dio- ha detto il presule davanti alle tante comunità etniche presenti – si manifesta. È misericordia: apre il suo cuore alla nostra miseria! Gli uomini curano tanto l’apparenza, spesso nascondono il cuore e mostrano quello che non sono. Dio mostra la sua luce perché la nostra vita non sia nel buio. Non ci abbaglia. Infatti tutta la luce di cui parla il profeta Isaia è quella di un bambino. Dio si manifesta nella debolezza degli uomini. Gli uomini invece si impongono, pensano che essere grandi significhi non dipendere da nessuno… Noi cerchiamo le cose importanti nei luoghi che danno successo, forza, potere. La luce i magi la trovano in periferia, a Betlemme”.
Per il presule “tutte le genti sono chiamate”: “se dimentichiamo questo facilmente entriamo nella logica di Erode” aggiungendo poi che l’Epifania “la vede chi cerca, chi va per strada! Non ci mettiamo in cammino perché abbiamo tutte le risposte e le sicurezze. La paura consiglia sempre di rimandare. Dobbiamo rischiare come i magi che non se ne stanno nascosti nelle loro case, ma seguono la stella e cercano il re dei giudei che è nato. Non restano a discutere tra di loro, a confrontarsi, a chiacchierare, ad aspettare sempre qualcosa o qualcuno. E vale anche per noi: se non smettiamo di confrontarci inutilmente, spesso solo per vanità, per difendere il nostro protagonismo, il personale potere, non troviamo niente di nuovo e restiamo senza speranza. I mondi chiusi restano senza futuro”.



