Gentiloni: “le collettività italiane nel mondo parte integrante del sistema Paese”



Roma – Con l’intervento del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si è aperta ufficialmente ieri, nella Sala delle Conferenze internazionali della Farnesina, l’assemblea plenaria del nuovo Cgie, in un clima rarefatto dalle notizie degli attentati che si erano appena avvenuti a Bruxelles.

E alle vittime di questi nuovi atti terroristici Gentiloni ha voluto dedicare, insieme a tutti i presenti, un minuto di silenzio e di raccoglimento. “Ci troviamo in un momento molto particolare e delicato di una città che ci è molto cara, non solo perchè sede delle istituzioni europee, ma anche – ha ricordato il ministro – perché abbiamo con essa rapporti e relazioni di molti decenni, così come è testimoniato quest’anno dall’importante anniversario della tragedia mineraria di Marcinelle, una data che ci ricorda le dimensioni dell’emigrazione italiana e i drammi sociali cui essa ha dato luogo, oltre che le moltissime storie di successo che l’hanno accompagnata”.

Per Gentiloni, tuttavia, “la riflessione suscitata da un contesto così drammatico” non deve impedire di trarre profitto da questa prima giornata di lavori del Consiglio generale da poco rinnovato nella sua composizione, pur ricordando “come esso si trovi ad affrontare un contesto tra i più difficili degli ultimi anni, specie in alcune aree del mondo”. Il Ministro segnala il contrasto tra le tensioni che si accumulano in Europa e in Oriente e il clima di distensione che si respira invece, in un contesto geografico diverso, con la visita di questi giorni del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Cuba. E in un contesto internazionale così complesso “l’Italia può rivendicare di aver svolto un ruolo politicamente importante e all’altezza della sua tradizione, specie – rileva Gentiloni, – rispetto alla crisi migratoria in corso in Europa”. “Noi sappiamo che si tratta di un fenomeno che non è nato oggi e che avrà una dimensione di lungo periodo, dinamica – aggiunge – che ci è molto chiara per ragioni storiche e, in particolare, per l’andamento di quegli stessi flussi migratori di cui l’Italia è stata protagonista”. Due le consapevolezze che il nostro Paese ha maturato grazie alla propria storia: “siamo sempre stati coscienti dal fatto che occorre intervenire sulle radici dei flussi, come la guerra e la povertà, per ridurre la loro portata e poterli gestire – spiega Gentiloni; – così come lo siamo sulla necessità che l’Europa risponda a tali sfide con soluzioni comuni”. Il Ministro segnala come appaia oggi “incredibile” aver pensato che i flussi migratori potessero essere considerati un problema unicamente italiano, dopo quanto avvenuto sulla rotta balcanica; e ribadisce come “la storia delle nostre collettività all’estero ci insegni come le risposte civili e ben organizzate siano le uniche politicamente sostenibili e praticabili per affrontare il futuro”.

Egli si sofferma poi su quanto sia ancora oggi importante numericamente la presenza e l’emigrazione italiana all’estero, spesso non inquadrata nelle statistiche ufficiali, e come essa abbia una tendenza al rinnovamento “che richiede un aggiornamento continuo del nostro approccio”. Un aggiornamento che il Ministro ritiene debba orientarsi seguendo alcune direttrici prioritarie: “rendere la comunità parte integrante del sistema Paese e della sua capacità di forza e attrazione, il cosiddetto soft power, esercitabile in tutto il mondo; impegnarsi nel coinvolgimento in tale prospettiva anche della nuova emigrazione, che ha numeri importanti che spesso sfuggono alle statistiche; tutelare all’interno delle collettività le componenti più deboli (si pensi alla situazione venezuelana), nostro dovere storico; ammodernare le nostre strutture, rendendo progressivamente fruibili online i servizi consolari, una tendenza inevitabile e l’unica strategia con cui guardare al futuro, pur senza dimenticare – ammonisce – di assistere chi resta indietro; comprendere e valorizzare il ruolo fondamentale delle nostra collettività per la promozione dell’offerta culturale e di lingua italiana”. Su questo ultimo fronte Gentiloni segnala come tante cose siano parte della cultura italiana, richiamando in particolare l’enogastronomia di qualità cui il Maeci ha dedicato da ultimo un’iniziativa di promozione e rilevando invece come il sistema di promozione culturale risulti oggi “impoverito da anni di spending review”, pur presentando un rafforzamento in particolari aree geografiche. “Abbiamo il dovere di constatare che in alcuni contesti le nostre scuole e gli Istituti Italiani di Cultura costituiscono una straordinaria offerta rivolta non solo alle nostre collettività. Si tratta di un’offerta culturale di qualità di cui dobbiamo essere molto orgogliosi – conclude il Ministro, augurandosi che tali esempi positivi possano essere sempre più diffusamente replicati anche in sinergia con dicasteri come il Miur.

“Non eravamo più abituati a vedere il nostro presidente alle assemblee nelle quali si dibatte il futuro delle comunità italiane all’estero e si definiscono le proposte da presentare a Governo e Parlamento per valorizzarle nell’interesse dell’Italia – ha affermato di seguito il neo eletto segretario generale, Michele Schiavone. Egli ha poi ricordato come il nuovo Cgie includa rappresentanti di 17 Paesi diversi, invece dei 31 presenti nel precedente Consiglio generale, ed ha espresso la necessità che esso riacquisti “la piena dignità istituzionale per ridiventare l’interlocutore privilegiato di tutti coloro che si occupano delle politiche per il mondo italiano nel mondo, e anche dei vertici della struttura e della rete diplomatico consolare”. Ha ricordato la funzione svolta dal Cgie “di raccordo fra Comites e parlamentari” e consistente, più in particolare, nella “sintesi, proposta e programmazione” di indicazioni che spetta ai parlamentari trasformare in proposte di legge. “Gli attuali Comites e Cgie appena rinnovati non sono affatto delegittimati, come sostiene qualcuno, dalla scarsa partecipazione al voto, causata dai tempi ristrettissimi per la registrazione al voto, scarsa informazione, rinvii e cambiamenti di date e grande confusione in tutto l’iter di preparazione alla consultazioni – afferma Schiavone, ringraziando le associazioni per il contributo dato anche in questo frangente e per l’impegno di auto-rinnovamento attualmente in corso. Per il segretario generale “la struttura della rappresentanza degli italiani all’estero va protetta e rafforzata attraverso una intelligente riforma dei primi due livelli” – Comites e Cgie, – le cui ipotesi devono essere approfondite dai soggetti direttamente interessati “per una proposta di legge che andrà finalizzata soltanto dopo il completamento della riforma costituzionale”. Si tratta di un primo tema di lavoro per cui è necessaria un’analisi di vecchia e nuova emigrazione, mentre la seconda priorità è data dall’insegnamento di lingua e cultura italiana all’estero, settore anch’esso interessato da proposte di riforma e che per Schiavone deve recuperare e incrementare i fondi a disposizione. Altro tema di primaria importanza è la ristrutturazione della rete consolare, “che deve partire con il controllo degli effetti delle recenti chiusure di sedi e agenzie consolari e la predisposizione di un quadro di interventi per l’erogazione di servizi, che dia fondi sufficienti per le missioni dei consoli itineranti e l’incremento dell’uso delle nuove tecnologie, affiancato – aggiunge Schiavone – da un rivisitazione di compiti sussidiari e insostituibili soddisfatti dai patronati, specie in Paesi di grandi dimensioni e limitata presenza di consolati”. Il segretario generale richiama infine la necessità di “analizzare e vedere nella giusta dimensione il fenomeno delle nuove mobilità dei giovani”, riflessione che dovrà servire a fare in modo che essa divenga “un elemento portante del futuro dell’Italia nel mondo”. “Chiedo – conclude Schiavone – un dialogo aperto, sereno e costante con il Ministro e l’intera struttura del Maeci per adempiere a tutti i compiti e rivitalizzare l’esercizio di tutte le facoltà che la legge dà al Cgie al fine di produrre suggerimenti e proposte a Governo e Parlamento, al servizio di tutti gli italiani nel mondo che noi rappresentiamo”.

In attesa dell’intervento di Gentiloni, il segretario aveva già pregato i consiglieri di intervenire con suggerimenti sul metodo di lavoro e con indicazioni sui temi da trattare con più urgenza, già a partire da questa plenaria, anche se in gran parte assorbita dal disbrigo della formalità dovute all’insediamento. Un invito accolto e condiviso da Norberto Lombardi (nomina governativa, Pd) che chiede venga proseguito il confronto sui corsi di lingua e cultura e sulla riforma dell’editoria in questi mesi all’esame del Parlamento e che riguarda anche l’editoria in lingua italiana diffusa all’estero. Altri temi richiamati, le difficoltà manifestate dai Comites sulla carenza di fondi loro destinati e la drammatica situazione della collettività italiana in Venezuela. Sul metodo di lavoro si sofferma invece Riccardo Pinna (Sud Africa) che suggerisce di valutare l’opportunità di accorpare alcune delle Commissioni che compongono il Consiglio generale; Giuseppe Stabile (Spagna) segnala, tra i temi ancora non menzionati e che dovrebbero invece essere oggetto di discussione, le difficoltà relative all’applicazione di imposte come Imu e Tari ai connazionali residenti all’estero, così come il confronto su modalità che facilitino l’esercizio del voto all’estero; Mirko Dolzadelli (Cgil, Cisl, Uil – frontalieri) richiama le questioni che riguardano i lavoratori frontalieri e le nuove mobilità, in particolare quelle connesse all’accordo tra Italia e Svizzera all’esame del Parlamento; Andrea Mantione (Paesi Bassi) gli effetti della chiusura dei consolati, in particolare sulle richieste che poi si riversano sui patronati presenti all’estero; Nello Collevecchio (Venezuela) torna sulla situazione del Venezuela segnalando l’aumento vertiginoso della criminalità, le difficoltà in particolare dei pensionati italiani residenti in quel Paese, determinate da un’inflazione fuori controllo e dal tasso di cambio applicato, e l’irreperibilità di medicine e generi di prima necessità; Fernando Marzo (Belgio) richiama le difficoltà connesse alla ricezione della Rai in Europa e all’accessibilità dei servizi consolari; Paolo Da Costa (Svizzera) sollecita il Cgie a riappropriarsi del suo ruolo politico e di interlocuzione con il Governo; Aniello Gargiulo (Cile) torna sulle difficoltà degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana e auspica un approfondimento dei temi di interesse della collettività con il coinvolgimento dei Comites e al di là del ricorso a formulari; Tony Mazzaro (Germania) richiama il ruolo dei connazionali nella diffusione e promozione del made in Italy nelle società di accoglienza; Cesare Villone (Brasile) chiede sia affrontato il tema di una riforma dell’Aire, dal momento che un gran numero di cittadini italiani residenti all’estero – sostiene – non reputano necessaria l’iscrizione. (Viviana Pansa – Inform)