Mons. Perego: una politica che ripensi il futuro come incontro con l’altro

Roma – I migranti: fenomeno globale, integrazione possibile”: questo il tema di un convegno, promosso da “Retinopera” che si è svolto ieri pomeriggio a Roma. Tra gli interventi quello di mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes che ha trattato il tema “La cultura dell’incontro: proposte di percorsi di accoglienza, inclusione e integrazione” sottolineando la necessità di una proposta politica e sociale, che “ripensi il futuro dell’Italia come un Paese che sappia incontrare l’altro”.

In Italia, secondo il direttore della Migrantes, vivono cinque milioni di stranieri e 100mila rifugiati: da qui l’esigenza di “coniugare attorno a questo ‘popolo’ una riflessione che solleciti una cultura

non dello scarto ma dell’incontro, che poggi su quattro pilastri fondamentali: il rispetto, l’accoglienza, l’inclusione e l’integrazione”. “Non c’è rispetto nello sfruttamento del lavoro dei migranti che crea perdita di contributi, riduzione dei salari, conflitti coi lavoratori italiani”. Rispetto – ha spiegato –  è ad esempio il ricongiungimento familiare, il contrasto all’abbandono scolastico o ancora il ricorso a pene alternative al carcere. “Se 9 detenuti italiani su 10 accedono alle pene alternative, mentre 9 stranieri su 10 restano in carcere” che rispetto è?. . Mons. Perego ha quindi parlato di un ripensamento della scuola, “che ha gli stessi programmi di 25 anni fa con le classi piene di stranieri”, delle città “come fece La Pira col quartiere dell’Isolotto a Firenze, quando invece si creano quartieri ghetto senza verde, scuole, parchi e poi ci meravigliamo se sono insicuri”, etc. E ancora il tema della cittadinanza: un bambino nato in Italia deve aspettare la maggiore età per diventare italiano mentre un italo-argentino di quarta generazione che non parla più italiano può avere il doppio passaporto”. Infine, integrazione che “non è assimilazione ma relazione

biunivoca”. Di dati e numeri ha parlato il sociologo delle migrazioni, Maurizio Ambrosini evidenziando che l’immigrazione oggi in Italia è stazionaria. La maggioranza non proviene da paesi arabi ma europea, in gran parte femminile. Inoltre non è una immigrazione prevalentemente da paesi islamici ma da paesi di fede cristiana. Dati snocciolati dal sociologo e che raccontano una immigrazione diversa da quella raccontata oggi dai media.  Per Ambrosini “le politiche di chiusura falliscono perché c’ è un mercato del lavoro: tra 2008 e 2015 gli stranieri sono passati dal 7% al 10% dei lavoratori. Vogliamo il turismo? Non possiamo restringere quello che è anche il principale canale d’ ingresso dei migranti. Vogliamo stranieri nelle università? Però non arrivano da Oxford ma dalla Cina: Cameron con l’ India protesta per gli studenti che poi vanno a lavorare, ma dimentica che risanano i bilanci con rette più alte che quelle dei britannici”.

Al convegno anche il tema degli aspetti giuridici nei processi di integrazione  affidato a Palo Morozzo della Rocca. (Raffaele Iaria)