Andria – “Suscita sentimenti di stupore e incredulità la vicenda relativa alla tendopoli di Via Monte Faraone ad Andria sgomberata ieri. Occorre riportare la questione nell’alveo della verità”. È duro il commento di don Geremia Acri, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria sullo smantellamento forzato che ha interessato la tendopoli andriese, in seguito al decreto di sgombero disposto dall’autorità giudiziaria. I migranti si sono dispersi, forse diretti nel foggiano per la raccolta dei carciofi. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e alcuni mediatori culturali. Da tempo si erano accesi i riflettori sull’area che ospita circa un centinaio di lavoratori stranieri (molti dei quali muniti di regolare permesso di soggiorno), in particolare dopo la morte di un senegalese di 56 anni, ritrovato senza vita all’interno di una delle tende che costituiscono il “villaggio”. Su quei terreni privati gravano anche denunce di carattere sia privato che po-litico. «La tendopoli di Via Montefaraone è nata nel lontano 2008 – precisa don Geremia – anno durante il quale un gruppo di uomini e donne, di diverse nazionalità, occupavano sine titulo questi terreni. Spiace constatare oggi l’irruzione di voci poco costruttive della politica e anzi portatrici di con-fusione». Gli immigrati coinvolti, molti dei quali titolari di protezione internazionale e provenienti prevalentemente da Ghana, Sudan, Senegal e Nigeria, oltre che da Marocco, Tunisia, e Algeria, lavorano in nero presso «imprenditori andriesi che andrebbero sanzionati per questa attività illegale e di sfruttamento», osserva don Acri. “Nel tempo i lavoratori immigrati hanno ricevuto aiuti da singoli cittadini e varie organizzazioni e associazioni”, ricorda il sacerdote. Anche la diocesi ha fatto la sua parte in silenzio. Ora chiede interventi necessari «per porre rimedio alle lacune umanitarie provocate da una presenza, poco costante, degli enti pubblici». (Sabina Leonetti)



