Roma – Sul disegno di legge di riforma della cittadinanza arriva l’impegno del presidente del Senato Piero Grasso per una rapida calendarizzazione. Approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati ormai un anno fa, nell’ottobre 2015, il progetto è fermo da tempo. L’intenzione della maggioranza è quella di rinviare a dopo il 4 dicembre l’esame del disegno di legge È quanto emerge dall’incontro col presidente del Senato avuto ieri mattina da una delegazione delle organizzazioni sociali e sindacali promotrici della Campagna «L’Italia sono anch’io», assieme a rappresentanti giovani di “Italiani senza cittadinanza”. Tra le oltre venti sigle del cartello ci sono anche Acli, Arci, Caritas, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Sant’Egidio, Emmaus, Fcei, Legambiente, Libera, Migrantes, Tavola Della Pace, Ugl, Uil, Uisp. Pietro Grasso ha garantito il proprio impegno a sostenere una rapida calendarizzazione del ddl di riforma della legge n.91/92. Grasso ha assicurato il suo personale impegno affinché la legge venga approvata entro la legislatura, sottolineando come senta il tema vicino alle sue convinzioni, tanto da consideralo alla stregua di una «battaglia personale». Ma l’approvazione non sembra un obiettivo a portata di mano. La senatrice Doris Lo Moro, relatrice del ddl in commissione Affari Costituzionali, ha ribadito che al momento non ci sono le condizioni per una rapida calendarizzazione della discussione e che l’intenzione della maggioranza è quella di rinviare tutto a dopo il referendum. Preoccupate le organizzazioni della campagna L’Italia sono anch’io: «A più di un anno dal primo sì della Camera, non solo la legge non è stata approvata, ma non è neanche iniziata la discussione. La nostra preoccupazione per il destino di questa legge e delle centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze, bambini e bambine di origine straniera, è fortissima. Sono circa 800 mila gli italiani, in gran parte ragazzi, che aspettano l’approvazione della legge per sentirsi cittadini senza se e senza ma. Facciamo appello al Presidente del Consiglio Matteo Renzi affinché dia seguito all’impegno che ha preso più volte di introdurre lo Ius Soli». (Luca Liverani – Avvenire)



