Milano – Manifesti di discoteche reclutano adepti per la notte brava, mentre genitori riempiono carrelli di dolciumi e maschere. Dai balconi penzolano scheletri e i bimbi colorano sagome di pipistrelli e streghe. Si assiste ai preparativi per una ricorrenza celtica tanto osannata quanto sconosciuta. Così, presumibilmente, sarebbe opportuno rintracciare l’origine di un fenomeno culturale, prima di farlo proprio, perché la banalizzazione di significati e significanti è sempre dietro l’angolo. I celti, che sembrerebbero mutuare il loro nome dalla parola greca “keltai”, che significa “guerrafondai”, erano tribù di origine indoeuropea, stanziate nel I secolo a.C. nell’Europa centrale. Nonostante il nome guerresco, essi si dedicavano anche alla pastorizia e all’agricoltura. E per tale motivo il loro ciclo vitale era strettamente legato alle stagioni. Il sole aveva un impatto non indifferente nello scandire i ritmi societari. Il primo di novembre essi celebravano la festività della “Samhain” che significa “fine dell’estate” ed era un prepararsi alla “rinascita” del raccolto. In questa ricorrenza i druidi, le guide spirituali delle tribù, conducevano danze attorno ai falò, come buon auspicio, e si travestivano da animali, usando le pellicce e dipingendosi il corpo. Inoltre si ipotizza che fossero sacrificati capi di bestiame e si svolgessero riti premonitori per rassicurare la popolazione, dandole un orizzonte d’attesa, e spingerla ad affrontare gli stenti dell’inverno. Nonostante nel corso dei secoli ci sia stata una mescolanza tra culture e popolazioni, il ceppo celtico ebbe una certa continuità, a tal punto che oggi nel Regno Unito si contano 900 mila parlanti di lingue celtiche insulari (gallese, irlandese, gaelica scozzese). Da ciò, molti studiosi ipotizzano che sia possibile che, nel corso delle stratificazioni culturali, ci sia stata un’interferenza tra le ricorrenze cristiane denominate “Tutti i Santi” e “Commemorazione dei defunti” e le tradizioni pagane. Halloween, infatti, significherebbe “All Hallows eve”, cioè “Giorno di tutti i Santi”. Dall’Europa tale tradizione si estese anche in America, trovando piena opposizione tra i Protestanti, ma terreno fertile tra i vari gruppi etnici che vantavano tradizioni simili, ovvero legate al culto della natura e degli astri. Nel 1846, quando la grande carestia irlandese spinse a cercar fortuna nel “nuovo mondo”, tale ritualità si estese in gran parte degli Stati Uniti, perdendo pian piano la valenza religiosa e acquisendo l’ilarità del “trick-or-treat”, letteralmente “scherzetto o dispetto”, più conosciuto come “dolcetto o scherzetto”. E proprio il dolcetto sembrerebbe adesso prendere il sopravvento come fattore dominante connesso all’economia. Si riscontra, infatti, in questo periodo un picco nelle vendite di caramelle e dolciumi pari al un ¼ del reddito annuo. (D.M.)



