Migranti: 1.200 redistribuzioni mensili. Ne erano previste 6mila

Bruxelles  – Il programma di ridistribuzione di richiedenti asilo da Italia e Grecia va ancora a rilento, ma sta vedendo un’accelerazione. Il messaggio lanciato ieri dal commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos vuole essere di incoraggiamento: il mese di settembre, secondo i dati della Commissione Europea, ha visto una impennata di ridistribuzioni, per la precisione 1.202 (di cui 1.026 dalla Grecia, il resto dall’Italia), portando il totale dei ricollocamenti dal varo del programma (settembre 2015) per ridistribuire 160.000 richiedenti asilo dai due paesi mediterranei in tre anni a 5.651 (4.455 dalla Grecia e 1.196 dall’Italia). Quanto basta perché Avramopoulos esulti, i numeri, dice, «dimostrano che il ricollocamento può essere accelerato se vi è volontà politica e senso di responsabilità». Sarà, ma siamo lontanissimi dai 6.000 trasferimenti al mese auspicati la scorsa primavera da Bruxelles per centrare l’obiettivo, la Commissione anzi ammette come, ai ritmi attuali, per completare i ricollocamenti ci vorrebbero 28 anni. Per questo ieri Avramopoulos è tornato ad appellarsi agli stati membri a «cooperare, la ridistribuzione deve essere un successo», ha detto. Il tutto mentre i flussi verso l’Italia restano ingenti – la Commissione nel rapporto presentato ieri parla di 52.656 arrivi solo da luglio, tra cui 7.036 minori non accompagnati – e chiede all’Italia di aumentare gli hotspot (i centri di accoglienza e identificazione gestiti insieme alle agenzie Ue), visto che 1.600 posti dei quattro esistenti (Pozzallo, Lampedusa, Trapani e Taranto) «sono insufficienti». La Commissione spiega d’altro canto che «sono stati risolti molti colli di bottiglia» in un incontro a Roma, il 15 settembre, co-presieduto da Commissione e governo italiano, con stati membri e organismi Ue e internazionali, che, sostiene Bruxelles, «dovrebbe portare a una significativa accelerazione». Ieri comunque Bruxelles ha annunciato che la Germania accoglierà ogni mese 500 richiedenti asilo dall’Italia e altrettanti dalla Grecia e il Belgio 100. Aggiungendosi a Francia, Finlandia, Olanda, Portogallo che già hanno cifre mensili, si danno da fare anche Estonia Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta. Rimane il problema dei paesi dell’Est che rifiutano di accogliere richiedenti asilo. Ieri Avramopoulos ha ricordato che la direttiva sulla ridistribuzione «è legge Ue, non è opzionale». Eppure aggiunge di non voler avviare una procedura d’infrazione, «siamo qui per convincere», insiste, ma è un approccio che non ha smosso di un millimetro quei paesi. «La ridistribuzione – ribadisce il commissario – resta una priorità per l’Ue», avvertendo che «la crisi migratoria non è finita».

Sullo sfondo resta il futuro dello spazio senza frontiere di Schengen. In un piano presentato a inizio anno, la Commissione aveva indicato dicembre per il ritorno alla normalità, ora è invece molto più sfumata: Avramopoulos si è limitato ad affermare che i controlli ad alcuni tratti dei confini in Svezia, Danimarca, Germania, Austria (non al Brennero), «erano necessari, e rimangono entro le norme Ue», aggiungendo che la Commissione «non vede la necessità» di proporre l’immediato ritorno alla normalità. Bisognerà aspettare la raccomandazione che Bruxelles presenterà il 12 novembre per sapere se davvero i controlli termineranno entro fine anno, ma sono pochi a scommetterci. Almeno, procedono i preparativi per il nuovo corpo di guardie di frontiera Ue, su cui la Commissione punta per la fine dei controlli: dal 6 dicembre diverrà operativo un pool di 1.500 guardie per interventi rapidi ai confini esterni, dal 6 gennaio il nuovo corpo Ue inizierà a occuparsi di rimpatri. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)