Roma – Dal 2015 sono più di 398mila bambini – il 30% di tutti i migranti – giunti in Europa via mare. Soltanto in Italia, secondo le stime di Save the Children, nei primi 8 mesi del 2016 sono arrivati 15.300 minori non accompagnati, quasi il doppio di quelli sbarcati da gennaio ad agosto del 2015. Inoltre dall’inizio dell’anno sono più di 3.100 le persone che hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo, 500 in più di quelle dello scorso anno. Di questi 137 sono bambini.
Davanti a cifre così allarmanti l’Ue deve porre al centro della politica sui migranti i diritti dell’infanzia e le esigenze che possono avere durante tutto il percorso dal Paese di origine fino a quello di destinazione. L’appello è stato lanciato ieri da Save the Children nell’incontro con le istituzioni europee e internazionali tenutosi nell’Aula consiliare di Palazzo Valentini a Roma.
«Ora più che mai è necessario che l’Unione Europea attui una politica comune che garantisca effettiva protezione ai bambini, in particolar modo quelli che viaggiano soli», ha affermato Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. Nell’occasione l’organizzazione umanitaria ha presentato il una sorta di pamphlet di raccomandazioni agli Stati membri sulle politiche migratorie. Una priorità assoluta è rappresentata dai salvataggi in mare. A questo proposito l’organizzazione avvierà nei prossimi giorni un’operazione di ricerca e di salvataggio nel Mediterraneo centrale.
Vos Hestia, la nave di Save the Children che batte bandiera italiana, sarà di stanza ad Augusta in Sicilia e, con i suoi 25 metri di lunghezza, potrà soccorrere 300 persone per volta. Alle operazioni parteciperanno anche a due gommoni di salvataggio. A bordo dell’imbarcazione, squadre di professionisti offriranno cibo, cure e sostegno psicologico soprattutto ai minori non accompagnati.
Save the Children esorta le autorità ad assicurare ai migranti vie sicure e legali per raggiungere l’Europa ed evitare così di finire in mano ai trafficanti; una politica dei rimpatri responsabile che eviti ritorsioni; protezione umanitaria per chi non può godere dello status di rifugiato, ma rischia egualmente la vita; il rispetto della direttiva sul ricongiungimento familiare e la fine della detenzione dei minori come sta avvenendo in Grecia. Inoltre i bambini, da soli o con la famiglia, dovrebbero avere la priorità nel ricollocamento all’interno dell’Ue. Un appello accolto dal sottosegretario all’interno Domenico Manzione. «L’Italia – ha assicurato – si fara promotrice di questa proposta in Europa, anche se realisticamente non è facile visto quello che sta succedendo». Quanto al piano, che prevede il trasferimento dei minori migranti non accompagnati dalle regioni del Sud al Nord, che doveva partire il 23 agosto scorso, Manzione assicura che sarà operativo a breve e contribuirà ad alleggerire le strutture del meridione. Intanto ieri, in un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il presidente dell’Anci Piero Fassino ha «sollecitato la necessità di un salto di qualità nel sistema di accoglienza. In particolare le persone accolte sono concentrate in un numero limitato di Comuni e questo determina un addensamento evidente in alcune realtà». L’Anci è «per un sistema di accoglienza più ampio e per una distribuzione più diffusa, puntando soprattutto «sui sindaci che non possono – ha concluso Fassino – essere semplici destinatari dei flussi decisi dalle prefetture».( Stefano Nassisi – Avvenire)



