Città del Vaticano – Quella dei profughi «è la crisi umanitaria più grande dopo la Seconda guerra mondiale», tanto che il Mediterraneo è diventato «un cimitero». È questo l’ennesimo grido di dolore lanciato da papa Francesco sottolineando come «in questo frangente della storia » ci sia «un grande bisogno di persone che ascoltino il grido dei poveri e che rispondano con compassione e generosità». Lo ha fatto ricevendo in udienza i partecipanti all’Incontro europeo degli ex alunni dei gesuiti riuniti in questi giorni a Roma per discutere sul tema «Migrazione globale e crisi dei rifugiati: è tempo di contemplare e agire».
Il Pontefice ha osservato che «tragicamente, nel mondo oggi più di 65 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare i loro luoghi di residenza», un numero «senza precedenti», «oltre ogni immaginazione», che è «ora più grande dell’intera popolazione dell’Italia!». E dopo aver evocato i conflitti armati in Siria e in Sud Sudan, ha sottolineato come queste guerre abbiano come conseguenza proprio le ondate migratorie che hanno reso il Mediterraneo un «cimitero». Papa Francesco ha quindi ricordato come nel corso di quest’Anno della misericordia milioni di fedeli hanno compiuto il pellegrinaggio alla Porta Santa, «facendo memoria del fatto che la misericordia di Dio dura per sempre ed è rivolta a tutti». «Anche con il vostro aiuto – ha quindi aggiunto rivolgendosi agli ex alunni dei gesuiti – la Chiesa sarà capace di rispondere più pienamente alla tragedia umana dei rifugiati mediante atti di misericordia che promuovano la loro integrazione nel contesto europeo e al di là di esso». «Vi incoraggio perciò – ha esortato – a dare il benvenuto ai rifugiati nelle vostre case e comunità, in modo che la loro prima esperienza d’Europa non sia quella traumatica di dormire al freddo nelle strade, ma quella di un’accoglienza calda e umana».



