Migrantes Torino: accoglienza in parrocchia 2016

Torino – Era il 29 agosto 2015 quando l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, faceva appello alla buona volontà di famiglie e unità pastorali della diocesi perché dessero accoglienza alle tante persone rifugiate presenti sul territorio in condizioni di bisogno.

La settimana successiva, in occasione dell’Angelus del 6 settembre, Papa Francesco lanciava l’appello alle Parrocchie di tutta Europa “ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia”

A un anno di distanza, la Migrantes della diocesi di Torino fa un primo bilancio delle risposte date da unità pastorali, singole parrocchie, congregazioni,  associazioni e movimenti  in merito all’accoglienza di rifugiati. In un anno ad aprire le loro porte sono state molte realtà sul territorio e altre stanno ancora organizzandosi per avviare un’esperienza di ospitalità gratuita.

Sono ad oggi 255 i rifugiati ospitati gratuitamente e 115 i richiedenti asilo accolti in prima accoglienza CAS in strutture messe a disposizione dalla diocesi. Delle 255 persone accolte, 135 sono rifugiati (quindi con titolo di protezione riconosciuto) ospitati gratuitamente da 16 parrocchie singole, 8 Unità pastorali, 7 congregazioni, dal Seminario diocesano e dalla Diocesi di Torino. Si tratta di progetti concordati con la Migrantes Torino e ogni singolo beneficiario, con durata media di 12-18 mesi. Altri 80 abitano nell’ex pensionato dei Missionari della Madonna di La Salette, una struttura occupata da rifugiati qualche anno fa, che la Diocesi ha deciso di ristrutturare a proprie spese nell’ambito di un progetto complesso che vede lavorare insieme più soggetti del privato sociale e  i rifugiati stessi. Altre 40 persone sono ospitate in alloggi messi a disposizione dal Comune di Torino in un progetto gestito dalla Fondazione M. Operti.

Ogni percorso individuale, sostenuto e finanziato unicamente con risorse private, prevede un lavoro di rete volto al raggiungimento dell’autonomia dei beneficiari. Si tratta per lo più di persone che hanno ottenuto una protezione internazionale e che non sono ancora inseriti sul territorio, soprattutto dal punto di vista lavorativo e alloggiativo. Sono persone fuori da qualsiasi tipo di accoglienza istituzionale, ma che hanno ancora bisogno di aiuto. Uomini, donne sole, donne con figli e qualche famiglia.

Accanto all’ospitalità delle parrocchie e di altre organizzazioni, la Migrantes di Torino ha dato una risposta alle tante famiglie che hanno contattato l’Ufficio per offrire la disponibilità ad accogliere nelle proprie case rifugiati e rifugiate. Attualmente sono 47 i rifugiati , usciti da percorsi di prima accoglienza, ospitati in famiglia, grazie a un progetto con il Comune di Torino, nell’ambito dell’Accoglienza SPRAR. Sono tre i minori non accompagnati affidati, 28 gli adulti in famiglia e 16 gli uomini ospitati dai salesiani.

“Al di là dei numeri, l’esperienza di questo anno ha visto capovolgersi il paradigma dell’accoglienza dei profughi – afferma Sergio durando, Direttore della Migrantes di Torino -. Non più grandi numeri in poche strutture, bensì poche persone accolte dalle comunità. Si tratta di un’esperienza di prossimità, di conoscenza reciproca, di relazioni che nascono e crescono. Di integrazione. La speranza è che questa esperienza faticosa e importante possa essere solo l’inizio di un processo che incarni il Vangelo dell’accoglienza. Perché l’esperienza vissuta possa non concludersi con l’Anno della Misericordia, ma che diventi un modus operandi”.