Como: l’accoglienza dei migranti passa anche attraverso la formazione

Como – L’accoglienza passa anche attraverso la formazione. È questo il messaggio lanciato ieri, presso il Centro Pastorale Cardinal Ferrari, dalla rete Acli-Caritas di Como, in occasione della consegna degli attestati di frequenza a una cinquantina di giovani migranti (con una netta maggioranza di uomini e alcune donne, provenienti in massima parte dall’Africa sub-sahariana, più una piccola rappresentanza dal Pakistan). Tutti, nel primo semestre 2016, hanno seguito dei corsi di qualificazione professionale organizzati in collaborazione con la cooperativa “Sol.co.” e con l’Enaip: 15 studenti per l’itinerario di aiuto-cuoco (per un totale di 80 ore); 15 aspiranti camerieri (72 ore di formazione), 12 allievi (per 50 ore) sia per il percorso come imbianchini, sia per la sartoria. A consegnare i diplomi erano presenti il sindaco Mario Lucini e, in rappresentanza della Prefettura, il dirigente Nicola Venturo. «Negli ultimi cinque anni – ha ricordato Luisa Seveso, in rappresentanza delle Acli – abbiamo organizzato almeno 8 semestri di cammini formativi. Un’iniziativa nata con la prima emergenza Nord-Africa del 2011 e poi potenziata nel 2013». Attualmente sono 200 le persone che afferiscono ai corsi Acli-Caritas: ovvero tutti i richiedenti asilo o protezione internazionale che, sul territorio del Comune di Como (che ospita 750 migranti secondo la suddivisione fatta da Ministero e Prefetture sulla base del numero di abitanti), sono accolti da Acli, Caritas, Padri Somaschi e Opera Don Guanella. In linea di massima sono persone presenti in Italia da quasi due anni: hanno documenti temporanei e sono in attesa o del primo pronunciamento delle commissioni territoriali o dei risultati del ricorso rispetto a un diniego. «Ognuno di loro – ci spiega Mario Brillante, responsabile dei “Servizi per l’integrazione” della cooperativa “Acli – Questa generazione” – ha prima seguito un corso di italiano. Abbiamo quindi mappato le competenze (a partire dalle esperienze maturate nei Paesi di origine) o le aspirazioni, indirizzandoli, successivamente, sulla proposta formativa più adatta a loro». Nelle prossime settimane si chiuderanno altri due itinerari: uno per la manutenzione del verde, l’altro sull’agricoltura, realizzati insieme alla “Fondazione Minoprio” (eccellenza comasca sul fronte agrario) e alla cooperativa Caritas “Si può fare – Terra”. Fino a oggi un quarto dei migranti che ha seguito l’orientamento professionale Caritas-Acli ha avuto la possibilità di fare anche un tirocinio e, in una decina di casi, ci sono state anche delle assunzioni. «Molti hanno delle abilità molto raffinate – aggiunge Luisa Seveso – ricordo un giovane abilissimo nell’intagliare il legno; mentre un corso di sartoria ha collaborato con una Casa di riposo per la realizzazione delle divise del personale». «Vi siete impegnati e adesso le vostre competenze sono certificate – ha sottolineato Roberto Bernasconi di Caritas Como –. Mi auguro che queste qualifiche possano esservi di aiuto nel vostro cammino di inserimento nella società italiana ed europea alla quale, con il vostro entusiasmo, sapere portare nuova linfa». «Accogliere vuol dire creare le condizioni per consentire alle persone di diventare parti attive della comunità, per svolgere compiutamente il proprio ruolo di cittadini – ha affermato il sindaco Lucini –. Momenti come questi sono occasioni di crescita preziose sia per chi è accolto sia per chi accoglie». Il giovane Pierre, a nome di tutti, ha espresso il suo ringraziamento per le opportunità ricevute e per l’attenzione che hanno sentito nei loro confronti. «I percorsi formativi – conclude Mario Brillante – sono stati organizzati utilizzando le risorse economiche riconosciute dal Ministero a chi è impegnato nell’accoglienza, perché crediamo che oltre a vitto e alloggio sia indispensabile investire su questo tipo di servizi, per promuovono la dignità delle persone e le aiutano a progettare il loro futuro». (Elena Lattanzi)